Massimo Ghini: "Corsi da una ragazza e scoprii che mi aveva tradito" - 3/4
A Torvaianica nacque un feeling con “una ragazza di 17 anni, figlia del colonnello”. “Questo succedeva in luglio, poi in agosto le famiglie si ricongiungevano e partivano”, ricorda Ghini. “La ragazza andò con i genitori in Puglia, a Castro Marina. Il nostro fu un addio da fotoromanzo: baci, abbracci, lacrime”. Impossibilitato a seguirla per via della leva, ricevette un colpo di fortuna: “Lei mi chiese di raggiungerla. Io non potevo, ero un militare, ma dopo qualche giorno mi chiamò il tenente: ‘Dal comando centrale è arrivato l’ordine di darle una settimana di licenza premio. Anche se non so perché…'”.
Prese muta, fucile e attrezzatura, ma ad attenderlo trovò una brutta sorpresa. “Non proprio. All’arrivo, la sorpresa: lei aveva trovato un altro fidanzatino, un allievo carabiniere”, ammette. “I genitori, gentilissimi, mi ospitarono comunque e io pensai di consolarmi andando a pesca con la muta, in apnea”. Da qui, l’incidente con la cernia e il risveglio nel letto d’ospedale, piantonato. “Sì. Al risveglio, però, mi trovai davanti due carabinieri: dovevo essere trasferito in un ospedale militare“.
Il colonnello e la figlia lo riportarono a Roma, ma si presentò un problema formale. “Ma sono in borghese, e un soldato di guardia mi disse che dovevo indossare la divisa altrimenti non mi avrebbero fatto entrare in ospedale”, spiega. “Chiamai mia mamma, che mi portò la divisa e un paio di mocassini al posto delle scarpe d’ordinanza, che mi procurarono un cazziatone dal brigadiere perché non in regola“. Caricato su un’auto militare, fu portato al Policlinico Celio, dove rimase un paio di giorni prima di ottenere “altri venti di convalescenza a casa”.