Massimo Ghini nel "battaglione punitivo" e l'incarico a Torvaianica - 2/4
Per capire come il giovane Ghini fosse finito in Puglia, l’attore fa un passo indietro, ricostruendo il suo ingresso nell’esercito: “Divisione Granatieri di Sardegna. Mia mamma era di una famiglia di militari con medaglie al valore, piloti aeronautici, percorso che avrei voluto fare anch’io”, spiega l’attore. I suoi trascorsi politici gli sbarrarono però la strada: “Ma ero iscritto alla Fgci, la Federazione Giovanile Comunista, avevo partecipato a manifestazioni, finii a Regina Coeli e mi schedarono: così al corso ufficiali non mi accettarono. Anzi, mi mandarono a fare il Car a L’Aquila, in quello che chiamavano ‘battaglione punitivo’. In pratica, dove finivano quelli di sinistra”.
Dopo l’addestramento, fu trasferito a Roma, al comando, con orari d’ufficio e la possibilità di tornare a casa la notte. Poi, la svolta inaspettata: “Un giorno, però, arrivò l’ordine: il granatiere Massimo Ghini, in qualità di bagnino, prenderà servizio allo stabilimento balneare di Torvaianica, quello riservato ai militari e alle loro famiglie”. Pur non avendo alcun brevetto, fu selezionato per i suoi trascorsi sportivi. “No. Da ragazzo avevo giocato a pallanuoto, ero stato anche riserva in una squadra di serie A di Civitavecchia”, chiarisce Ghini. “Forse per questo, qualcuno nell’esercito pensò che fossi in grado. Mi misero una canottiera rossa con la scritta ‘Salvataggio’ e mi spedirono a Torvaianica”.
L’incarico si rivelò estenuante: “La sera smontavamo ombrelloni e sdraio, il mattino alle 5 li rimontavamo. Altro che mare, era faticosissimo!”. L’occasione per farsi notare arrivò con un’emergenza reale: “Però diventai l’eroe della spiaggia: salvai una bambina scivolata in acqua, acchiappandola per i capelli”. L’episodio cambiò il suo status nello stabilimento: “Vennero tutti a complimentarsi, compresa la moglie del generale comandante: ‘Carissimo, lei ha fatto proprio un grande intervento!‘. In questo modo, sono entrato nel circolo esclusivo delle mogli degli ufficiali, dove intrattenevo le signore parlando, raccontando…”.