L'infanzia complessa, il successo e il declino di Paolo Calissano - 4/5
Dietro l’immagine pubblica di divo televisivo, Roberto descrive un Paolo Calissano fragile, segnato da una dinamica familiare complessa. I genitori si separarono quando i due fratelli avevano solo 7 e 8 anni. La figura paterna, un rigido ufficiale dell’Aeronautica, non ha mai supportato le aspirazioni artistiche del figlio maggiore, pretendendo il suo ingresso nell’azienda di famiglia. “La disapprovazione paterna se l’è portata dietro per tutta la vita”, conferma Roberto, ricordando anche episodi di forte mortificazione subiti da entrambi i figli a opera del padre dopo il divorzio.
Nonostante le ferite familiari, il legame tra i due fratelli era solido. Roberto non ha mai provato invidia per la popolarità di Paolo: “Mi inorgogliva il fatto che era un gran figo. […] Mi sentivo come se fossi io quello famoso”. Un fascino, quello dell’attore, esercitato fin dall’adolescenza, quando riusciva a conquistare ragazze più grandi ricorrendo a espedienti spregiudicati, salvo poi “comprare” il silenzio del fratello minore per evitare che facesse la spia alla madre.
Il declino, innescato dalla dipendenza dalla droga, si è manifestato inizialmente con apatia e scatti d’ira, per poi culminare nell’arresto del 2005. Da quel momento, l’industria dello spettacolo lo ha emarginato, marchiandolo con una censura morale insuperabile. “Il mondo dello spettacolo lo scaricò”, sintetizza il fratello.