Il senso di colpa di Calissano per un "tradimento" fiduciario - 3/5
La figura di Minna non era quella di un professionista estraneo, ma di una persona considerata vicina alla famiglia. Era entrato nella cerchia dei fratelli Calissano durante le fasi terminali della malattia dei genitori, mostrandosi collaborativo e rassicurante.
Fu proprio Roberto a suggerire il suo nome come amministratore di sostegno in seguito al noto fatto di cronaca del 2005, quando una donna morì per overdose di cocaina nell’appartamento dell’attore. Una decisione che oggi pesa enormemente: “Colpa mia, e non me ne do pace“, confessa. “Ho provato sulla pelle che cosa significhi la parola ‘tradimento‘. Mi sono sentito un babbeo, anzi un coglione: non ho saputo proteggere mio fratello”. La scoperta dell’ammanco è avvenuta solo post mortem, durante l’esame dei documenti per la successione, fase in cui Roberto, assistito dall’avvocato Santina Ierardi, ha dato il via all’azione legale.