“Sono attaccato al ventilatore“. Inizia così la disamina spietata e corrosiva che Bebo Storti affida alle pagine de La Stampa in una torrida domenica d’agosto. L’attore, da sempre volto della satira più feroce, scatta una fotografia impietosa dell’Italia attuale, stretta tra caldo estremo, prezzi alle stelle, trasporti al collasso e contraddizioni politiche. Un quadro dove le vacanze estive lasciano il posto a quella che lui definisce senza mezzi termini “una punizione collettiva”.
L’apice della provocazione politica arriva quando si affronta il tema delle mete turistiche e del caro vacanze. Dopo aver scartato la Liguria (“Ora è diventata roba da ricchi“), Storti annuncia la sua personalissima alternativa estiva, puntando il dito contro le politiche del governo: “Ho fatto una scelta politica. Andrò in vacanza in quel bidone costruito in Albania e costato un miliardo per chiuderci dentro quelli che provano a entrare in Italia”.
La logica illustrata dall’attore è tagliente: “Siccome ho contribuito anch’io a pagarlo e ho sentito che il governo vuole trasformarlo in resort di lusso ci vado una settimana. La considero una multiproprietà. Avrò il mio appartamento, anzi, la mia cella; mi porto ventilatore, ombrellone, sdraio e vado a farmi un tuffo, tanto mi hanno detto che il mare è vicino”.