L'infanzia di Mogol a Milano, i bombardamenti e la vera Titti de "La canzone del sole" - 3/4
Nonostante la pace dell’Umbria, il legame con la sua città natale resta saldo: “Milano è una città cara, mi ricorda l’infanzia e la gioventù, da Milano è partito tutto”, afferma, pur ammettendo di abitare “volentieri in Umbria, dove c’è l’aria più buona”. Cresciuto in via Clericetti, nella zona di Lambrate, Mogol conserva memorie vivide della Seconda Guerra Mondiale: “Ricordo i giochi per strada e la cantina dove ci nascondevamo durante i bombardamenti. Avevo quattro anni, mi piazzavo vicino alla finestra più alta con un cannoncino di legno perché nel mio gioco di bambino ero convinto di difendermi così. Un altro luogo al quale sono affezionato è piazza Leonardo da Vinci, dove andavo a scuola”.
Da quei ricordi infantili, ambientati “sul confine tra la città e i campi”, ha preso forma una delle canzoni italiane più cantate di sempre. “Ricordando quella via, dove avevo incontrato Titti, cinque anni, io uno di meno, due bambini in cantina senza saper fare niente, ho immaginato ‘La canzone del sole’ ripensando alle sue trecce bionde, agli occhi azzurri e alle calzette rosse, anche se dopo l’infanzia non ci siamo più incontrati e non l’ho mai vista diventare donna”. Anche l’incipit di un altro brano iconico è figlio di quell’ambiente: “Quella periferia ha ispirato anche la strofa ‘Che ne sai tu di un campo di grano?‘ di ‘Pensieri e parole‘: noi bambini creavamo corridoi e ‘stanzette’ in mezzo a campi di granoturco e giocavamo con le bambine cercando i primi approcci”.