Crime

“La chiave del mistero è in quel nastro in cui si sente la voce di Orlandi. Un poliziotto disse a De Pedis che il corpo di Emanuela era finito in una betoniera”: gli elementi inediti nel nuovo libro

Un nastro con la voce di Emanuela, la betoniera, l'asse romano-bulgaro: gli elementi inediti nel libro di Gian Paolo Pelizzaro "1983"

di Alessandra De Vita
Il corpo dell’inchiesta del giudice Martella sul caso Orlandi - 5/5

Il corpo dell’inchiesta del giudice Martella sul caso Orlandi - 5/5

Ma il corpo centrale di “1983” è l’istruttoria del giudice Ilario Martella che portò al rinvio a giudizio di 3 turchi e 5 bulgari per l’attentato al Papa del 1981 e all’arresto del bulgaro Sergej Antonov poi assolto per insufficienza di prove. L’inchiesta di Martella era diretta a cercare i personaggi dei Paesi dell’Est coinvolti nell’attentato al Papa polacco che contribuì a combattere il blocco comunista. Ma quali sono i collegamenti con Emanuela Orlandi e Mirella Gregori? Tutte queste vicende, secondo quanto emerge dal libro, sono dominate da un’organizzazione internazionale che mirava a distruggere l’isruttoria di Martella, il suo controllo su Agca e su Antonov che rischiavano di confessare il coinvolgimento di altri apparati dell’Est nell’attentato a Woytjla. Come emerge dai comunicati di rivendicazione, era la stessa organizzazione che conosceva la marca dei vestiti con cui scomparve Mirella Gregori, elencati alla sorella Maria Antonietta nella famosa telefonata al bar dei Gregori. Erano anche le stesse persone, che potevano prelevare degli oggetti dallo zaino di Emanuela Orlandi, fatti poi ritrovare sotto il colonnato di San Pietro il 29 ottobre del 1983.

Tutto questo fu rivendicato dalla presunta organizzazione internazionale nei comunicati inviati alle agenzie di stampa. Questa entità era troppo vicina alle ragazze scomparse per essere solo un gruppo di depistatori. Erano entrati in contatto con le ragazze, tanto da poter dire all’avvocato Gennaro Egidio (il legale delle due famiglie) che Mirella aveva litigato col suo ragazzo, Massimo, la sera prima della scomparsa. “Ma il vero nodo della questione – conclude Pelizzaro – è in quel nastro in cui si sente la voce di Emanuela Orlandi rispondere ad alcune banali domande. Fu fatto ascoltare allo zio Mario Meneguzzi che prendeva le telefonate dei rapitori a casa Orlandi al posto del padre, il 4 luglio del 1983. Poche ore prima c’era stato il primo appello del Papa per Emanuela durante l’Angelus. Queste erano persone organizzate, avevano già predisposto tutto. Poche ore dopo l’appello del Papa avevano già il nastro pronto. Chi capirà da dove proviene quella registrazione con la voce di Emanuela, potrà chiudere questa storia”.

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