Schettini: "Per la scuola immagino una vera riforma" - 3/6
La tecnologia, secondo Schettini, può essere uno strumento. Lo è stata anche per lui da quando, nel 2017, ha cominciato a pubblicare video sul web. Prima con qualche esperimento su Facebook, poi con le dirette. Fino a quando “cinque anni dopo, nel periodo successivo alla pandemia, mi sono reso conto di essere seguito da un pubblico molto più ampio”. Le conseguenze della popolarità sono stati grandi palcoscenici: la tv, il Concertone del Primo Maggio e il Festival di Sanremo: “Avrei potuto lasciare la scuola per dedicarmi completamente alla carriera pubblica, ma non l’ho fatto”.
Per amore del mestiere. Per “gli stimoli, le idee e la possibilità di fare ogni giorno qualcosa di diverso. In realtà, più che la scuola in sé, sono gli studenti a darmi tutto questo – ha confessato Schettini –. La scuola, invece, troppo spesso mi offre soltanto burocrazia: documenti da compilare, procedure e adempimenti che finiscono per soffocare il lavoro degli insegnanti. È un aspetto che trovo profondamente frustrante”. Tra dieci anni, il professore immagina una scuola diversa, “non più imprigionata in schemi ormai superati. Non so se accadrà davvero. La mia paura è che possa addirittura crollare sotto il peso della propria incapacità di cambiare“. Uno scenario da temere perché “continuiamo a rimanere ancorati a modelli vecchi. È vero che nelle scuole sono arrivati molti strumenti tecnologici, ma quanti vengono realmente utilizzati in modo efficace?. Secondo Schettini servirebbe una “vera riforma. Non basta cambiare il linguaggio o introdurre nuovi strumenti. Bisogna ripensare i principi stessi sui quali si fonda la scuola, costruendo un modello realmente innovativo. Solo dopo sarà naturale modificare anche il modo di insegnare e di comunicare”.