Paolo Crepet: "L'IA ci fa scemi" - 3/4
L’indagine di costume si allarga inevitabilmente all’impatto delle piattaforme digitali sulle capacità cognitive e relazionali. “Non tutti hanno un’anima, chi uccide i bambini non ce l’ha. Ma se ce l’hai è come un orto, va coltivata”, esordisce Crepet, puntando poi il dito contro l’automazione del pensiero: “L’IA ci fa scemi, lo scroll e l’algoritmo anche”.
L’accusa è rivolta strutturalmente alle multinazionali della Silicon Valley: “I signori delle Big tech ci vogliono individui e separati. Ma l’intelligenza non è individuale, è collettiva. Dunque o la esercitiamo o abdichiamo”. Il rischio, avverte l’autore, è quello di un appiattimento sistemico che mina la democrazia stessa: “Ci vogliamo consegnare a una monarchia digitale? Vogliamo ospedali controllati dai robot, scuole coi robot, Wimbledon giocata dai robot?”.
Le provocazioni di Crepet si estendono alle abitudini di consumo, proponendo contromisure drastiche: “Vorrei il divieto di ordinare cibo a casa sotto i 35 anni”. Sul dibattito relativo al divieto dei cellulari per i minori di 16 anni, la sua posizione è altrettanto sarcastica e tranchant: “Divieto di stupidità generale. Avanti così e arriveremo a una bella telecamerina inserita nel feto per postare foto del nascituro”.