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“Non voglio crocifiggere nessuno. Non cercavo vendetta, volevo solamente giustizia”: il papà di Michele Merlo annuncia il ricorso in appello per fare chiarezza sulla morte del figlio

I genitori di Michele Merlo ricorrono in appello contro la decisione del tribunale di Vicenza di rigettare la loro richiesta di risarcimento per la morte del figlio.

di Redazione FqMagazine
“Non voglio crocifiggere nessuno. Non cercavo vendetta, volevo solamente giustizia”: il papà di Michele Merlo annuncia il ricorso in appello per fare chiarezza sulla morte del figlio

Non conosce per il momento fine la vicenda giudiziaria nata attorno alla morte di Michele Merlo, ex concorrente di “Amici”, morto prematuramente il 6 giugno del 2021 per una leucemia fulminante. I genitori, infatti, dopo la decisione del tribunale di Vicenza di rigettare la loro richiesta di risarcimento presentata contro il medico di base che aveva in cura loro figlio, hanno deciso di presentare ricorso in appello.

A spiegare ancora una volta la scelta sono i genitori del ragazzo e in particolare il padre di Michele, Domenico. Intervistato da “la Repubblica”, il padre di Merlo spiega perché lui e la moglie non riescono oggi ad accettare la sentenza emessa lo scorso 22 settembre dal tribunale di Vicenza: “Questo processo è già partito travagliato, con un cambio di quattro giudici. Per ultimo è arrivato questo giudice di 34 anni. Il Ctu (consulente tecnico d’ufficio, n.d.r.) ha affermato, contrariamente a due periti della Procura di Bologna, che Michele non sarebbe stato salvabile nei tempi necessari. I periti della Procura avevano sostenuto che era salvabile dall’85 al 97 per cento. Bastava l’emocromo“.

Domenico Merlo ha poi spiegato a quale esito spererebbe di giungere grazie all’appello: “Non voglio crocifiggere nessuno. Non cercavo vendetta, volevo solamente giustizia. Vorrei che almeno venisse riconosciuto: hai sbagliato. E questo medico ha sbagliato. Se sbagli a verniciare un paraurti, lo rifai. Lui ha sbagliato una cosa gravissima. Non voglio che venga radiato, perché tanto comunque non succederà mai. Ma voglio almeno dirgli: sei colpevole, hai sbagliato ti rendi conto?”.

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