“Possibile che sbracati sul divano ammiriamo Sinner e Alcaraz, che sanno cosa sono fatica e impegno, e poi ai nostri figli puliamo il nasino a 10 anni come a 20!?”. È da questa dicotomia tra l’etica dello sport d’élite e l’odierna iperprotezione genitoriale che parte l’analisi dello psichiatra e sociologo Paolo Crepet, intervistato da Repubblica in occasione dell’uscita del suo libro “Riprendersi l’anima”.
Un quadro critico in cui l’autore esamina le contraddizioni della società contemporanea, dalle derive dei modelli educativi all’isolamento digitale, fino alla progressiva desensibilizzazione emotiva causata dalla sovraesposizione mediatica.