La terapia e l'incapacità di Enzo Miccio di chiedere aiuto - 3/5
L’intervista ha messo in luce una difficoltà strutturale nella gestione delle vulnerabilità. “Faccio molta fatica a chiedere aiuto agli altri: devo risolvere tutto da solo”, ha ammesso. “Se parlo, in genere lo faccio con gli sconosciuti, con persone che non conosco per niente o, da poco, con un terapeuta“. Una chiusura dettata dall’abitudine al riserbo: “Forse mi piace che chi mi ascolta possa farsi un’idea scevra da tutto quello che saprebbe di me. Resta che non voglio condividere quando ho una preoccupazione o un pensiero di qualsiasi tipo: sono ancora dell’idea che me la devo cavare da solo perché è tutta la vita che ho fatto così. È come se non volessi dare fastidio agli altri anche se poi, naturalmente, i miei amici più prossimi ci restano male se non li interpello quando serve”. Una barriera comunicativa che si estende persino alle novità positive: “Faccio fatica anche lì: se devo comunicare qualcosa di bello in genere chiamo mia mamma, la mia migliore amica e il mio compagno. Sono uno molto riservato, ho una sfera personale a cui tengo moltissimo anche se non sembra, visto che faccio televisione”.