Ljubisa Karović racconta gli attimi di terrore a 5mila metri: "Il rumore prima del caos, mentalmente sono distrutto" - 2/4
Tutto è accaduto poco dopo il decollo del volo Ryanair decollato da Salonicco e diretto a Memmingen, in Germania. Un boato, un cedimento al motore e il finestrino accanto al posto 11C che va in frantumi. L’aereo viaggia a 600 chilometri orari a oltre 5.000 metri di quota, e Karović si ritrova con metà corpo fuori dall’abitacolo per un paio di interminabili minuti.
Dimesso il 17 luglio dopo una settimana di ricovero ospedaliero, l’uomo sta trascorrendo la convalescenza in una villa in affitto a Katerini, in Grecia, ma il trauma psicologico è devastante. Parlando con ITV e The Guardian, ha raccontato l’orrore di quegli istanti: “Ma sono stato fortunato perché sono ancora vivo e posso raccontarlo. L’esplosione è ciò che ricordo. È il rumore prima del caos, il rumore che c’è sempre quando chiudo gli occhi per dormire. Non riesco a uscire, tutto mi dà fastidio: mentalmente sono distrutto, questo ha avuto un impatto enorme sulla mia vita. Ogni volta che sento il rumore di un aereo, mi viene l’ansia”.
La violenza della depressurizzazione ha avuto effetti brutali sul suo fisico: “Mi dicono che sono svenuto due volte, e di nuovo dentro l’aereo, e che il mio viso era brevemente gonfio e deformato a causa della pressione, del flusso d’aria. Sono fortunato. Non ricordo molto e la testa e il collo mi fanno ancora male, ma sono ancora vivo. Potrebbe essere stata la cintura di sicurezza, il fatto che fossi ancora allacciato. Ma forse è il destino. Credo in Dio e lo ringrazio ogni giorno”. Oggi non se la sente di tornare a volare. Il suo recupero sarà lento: tra sei settimane i medici valuteranno se operarlo al collo. Nel frattempo, lancia un monito vitale: “Allacciate sempre la cintura di sicurezza. Non voglio che nessuno soffra quello che è successo a me”.