"Il dolore come maestro": le tre fasi di Allevi verso la rinascita - 3/5
Rispondendo a una ragazza del pubblico che gli chiedeva se il dolore debba necessariamente avere un significato salvifico, il pianista ha precisato la sua personale visione terapeutica e filosofica: «Non per forza, anche se io ho cercato di trovarlo quel significato. Le possibilità erano due: cedere alla disperazione e alla rabbia, o cercare un’alternativa, che è quella che ho percorso, trattando dolore e malattia come fossero un maestro che per mano mi portavano a una nuova voglia esistenziale, sulla scia di antichi filosofi come Ermete Trismegisto che diceva come prima o poi nella vita si incontra il buio e questo non è che il preludio per la rinascita».
Il compositore ha poi delineato le fasi esatte di questo percorso: «All’inizio c’è la disperazione, che non dura in eterno, poi la gratitudine per le piccole cose, in cui diventa tutto vivido, un sorriso o la bellezza della natura, che è la fase in cui mi trovo. E poi c’è quella in cui cado dentro ogni tanto, dell’amore incondizionato totale, che non chiede nulla in cambio».