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Svolta per il Castello delle Cerimonie: il Comune avvia lo sgombero della Sonrisa, arredi trasferiti in magazzino in attesa del verdetto sul futuro della struttura

Il Comune di Sant'Antonio Abate rende esecutiva l'ordinanza di sgombero della storica struttura

di Redazione FqMagazine

Si avvicina una nuova fase nella vicenda che riguarda La Sonrisa, la celebre struttura di Sant’Antonio Abate conosciuta dal grande pubblico come il Castello delle Cerimonie. Secondo quanto riportato da Fanpage.it, il Comune ha infatti dato il via libera all’esecuzione dell’ordinanza di sgombero, aprendo di fatto il conto alla rovescia per il rilascio dell’immobile. La delibera approvata dalla giunta comunale rende immediatamente operativo il provvedimento e definisce le attività necessarie per prendere possesso del complesso. Tra queste figurano la ricognizione degli ambienti, la redazione di un inventario dei beni presenti, l’individuazione di uno o più locali dove custodire mobili e attrezzature e l’attivazione di un servizio di vigilanza dell’area. Secondo quanto previsto dall’atto, tutte le spese sostenute per la rimozione, il trasporto e la custodia dei beni saranno “a carico degli occupanti”.

Una vicenda giudiziaria iniziata decenni fa

La storia della Sonrisa affonda le sue radici alla fine degli anni Settanta, quando Antonio Polese diede vita a quella che negli anni sarebbe diventata una delle location per ricevimenti più conosciute d’Italia. La struttura ha ospitato migliaia di matrimoni, eventi e produzioni televisive, conquistando una popolarità nazionale grazie al programma di Real Time “Il Castello delle Cerimonie”. Parallelamente al successo mediatico, però, è proseguito un lungo percorso giudiziario. Nel 2011 la Procura di Torre Annunziata contestò presunti abusi edilizi e urbanistici, sostenendo che l’insediamento fosse irregolare fin dalla sua realizzazione.

Nel 2016 arrivò la decisione del Tribunale di Torre Annunziata che dispose la confisca dei terreni e delle strutture, successivamente confermata dalla Corte d’Appello di Napoli e, nel 2024, anche dalla Corte di Cassazione, che ha respinto il ricorso presentato dalla proprietà. Dopo la trascrizione della confisca, sono state revocate anche le autorizzazioni per l’attività ricettiva e di ristorazione, determinando la cessazione dell’attività.

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