PORDENONE – È impertinente, molesta, forse perfino pericolosa, ma la cornacchia di via Damiani a Pordenone è salva. Niente abbattimento, come aveva ordinato il sindaco Alessandro Basso di Fratelli d’Italia. Hanno vinto gli ambientalisti che hanno ottenuto dal Tar del Friuli Venezia Giulia una sentenza di annullamento dell’ordinanza comunale. La cornacchia aveva fatto il nido su un albero davanti a una casa privata e i suoi attacchi a passanti e residenti erano dovuti al tentativo di difendere i propri piccoli. Secondo i giudici, la cornacchia ha agito seguendo un istinto naturale, ma ha comunque creato escoriazioni e ferite a qualche cittadino. I tentativi del Comune di risolvere la situazione catturando l’animale con una gabbia-trappola non si era rivelata efficace vista “l’attenzione, la vigile e furba diffidenza (e – sia consentita l’osservazione – evidente superiorità tecnico/strategica) del volatile” che aveva rifiutato” incorruttibilmente ogni esca, pur se prelibata, posta in offerta dentro la gabbia”.
La decisione di ucciderla è apparsa troppo grave ai giudici, in ogni caso il Comune non ha dimostrato che fosse l’unica soluzione per risolvere il problema. Il fallimento dei tentativi di cattura non bastava, da solo, a giustificare l’abbattimento. I giudici ritengono infatti che il Comune non abbia dimostrato in modo sufficiente che quella fosse davvero l’unica soluzione praticabile, la quale avrebbe causato la morte anche dei piccoli della cornacchia.
Esultano le associazioni animaliste. LNDC Animal Protection aveva già ottenuto la sospensione cautelare dell’ordinanza. “La decisione del Tar dimostra che avevamo ragione a opporci a un provvedimento tanto estremo quanto ingiustificato. – dichiara la presidente Piera Rosati – Fin dall’inizio abbiamo sostenuto che la tutela della sicurezza pubblica dovesse essere garantita senza sacrificare inutilmente la vita di un animale che stava semplicemente mettendo in atto un comportamento naturale: proteggere i propri piccoli. Questa sentenza riafferma un principio fondamentale di civiltà giuridica e di rispetto della fauna selvatica”. Le ragioni dell’associazione sono state sostenute dagli avvocati Michele Pezone ed Herbert Simone. La Lega Antivivisezione (Lav) ha presnetato un altro ricorso relativo alla stessa vicenda. Massimo Vitturi, responsabile nazionale Animali selvatici della Lav: “Il percorso giudiziario ribadisce come la tutela della vita di un animale non possa soccombere a decisioni semplicistiche. La sentenza sottolinea che, prima di arrivare all’abbattimento, devono essere percorse tutte le strade possibili”.
Commento del sindaco: “La cornacchia resta al suo posto? Il problema pure”. Non può far altro che “prendere atto della sentenza, non solo della decisione finale, ma anche del fatto che lo stesso Tribunale riconosce come il pericolo per i residenti fosse ‘reale, concreto, attuale e persistente. La nostra preoccupazione per la sicurezza dei cittadini non era quindi fuori luogo”. Vicenda complicata, che ha indotto i giudici a compensare le spese e in questa decisione il sindaco si conforta: “Il punto, fin dall’inizio, non è mai stato il volatile, ma la sicurezza dei cittadini. Restiamo convinti della correttezza dei passi compiuti, sulla base delle valutazioni tecniche e delle indicazioni ricevute dagli esperti”.