Cinema

“Mi sono reincarnata nel mio corpo dopo l’ictus. Non a tutti è concesso, a me è successo. Morire è un’esperienza che apre gli occhi”: così Sharon Stone

In un'intervista al Corriere della Sera, la diva di Hollywood rivela come la malattia del 2001 abbia ridefinito la sua vita

di Redazione FqMagazine
La sfida dell'Intelligenza Artificiale:

La sfida dell'Intelligenza Artificiale: "Siamo solo all'inizio" - 2/4

Di fronte alle crescenti preoccupazioni etiche e occupazionali legate agli algoritmi generativi e all’impatto della tecnologia sul lavoro creativo, Stone propone una lettura storica e razionale, paragonando l’attuale fase di transizione ad altre grandi rivoluzioni industriali e belliche del passato: “Siamo nelle fasi iniziali della nostra comprensione dell’intelligenza artificiale. Così come un tempo lo eravamo con i computer, i cellulari, le automobili e, ancora prima, i treni. Eravamo anche agli inizi quando sono comparsi le armi da fuoco e gli ordigni nucleari. Tutte queste cose hanno portato benefici e svantaggi, alcuni dei quali stiamo ancora cercando di comprendere”.

Per l’attrice, il discrimine fondamentale risiede nel controllo umano sull’innovazione: “Come per tutte queste tecnologie, è importante ricordare che sono qui per servire l’umanità, non il contrario. Con questa consapevolezza e con la dovuta riflessione, possono essere utilizzate per il bene. O, al contrario, per il male. La scelta spetta a noi. Il nostro futuro dipende dalla qualità e dal valore delle nostre decisioni”. In un contesto industriale cinematografico sempre più dominato da metriche e analisi predittive, Sharon Stone rifiuta l’idea di doversi continuamente adattare a nuove vesti commerciali per sopravvivere professionalmente: “Non mi reinvento. Cresco e imparo. Per me significa restare autentica, perché questa è l’unica vera misura di tutto ciò che ha valore”.

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