“Morire è un’esperienza che apre gli occhi. Non a tutti è data la possibilità di reincarnarsi nel proprio corpo e nella propria vita e continuare il cammino. A me è successo”. Con queste parole, rilasciate in un’intervista al Corriere della Sera, Sharon Stone racconta le conseguenze dell’ictus che l’ha colpita nel 2001. Quell’evento clinico ha ridefinito la sua idea di successo e le sue priorità personali, spingendola a un cambiamento profondo nel modo di affrontare lo scorrere del tempo: “Si impara a restare nel presente, nel caso dovesse accadere di nuovo”.
Oggi, l’attrice e icona del cinema mondiale ha deciso di portare questa sua profonda sensibilità a Roma, in occasione del Global Nobel Laureates Assembly on Artificial Intelligence and Nuclear War. Un vero e proprio summit di tre giorni che ha riunito nella Capitale trenta premi Nobel, ex capi di Stato, leader religiosi ed esperti scientifici, pronto a concludersi in Campidoglio con la firma della “Dichiarazione di Roma per una Pace Disarmata e Disarmante”. Sharon Stone partecipa all’evento non solo come artista, ma in veste di “cittadina del mondo e madre di tre giovani uomini intelligenti”.