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“È molto facile banalizzare questo gesto, ma si tratta della prima grande decisione di spesa presa da sole dopo molto tempo”: cos’è e come funziona il nuovo trend dell’anello di divorzio

Un'inchiesta della Bbc svela il boom dei gioielli post-matrimoniali. Tra restyling creativi, riscatto economico e diti medi alzati, le donne ridisegnano i diamanti delle nozze per celebrare la propria libertà

di Redazione Moda
Un fenomeno globale: da Emily Ratajkowski al

Un fenomeno globale: da Emily Ratajkowski al "Kintsugi" giapponese - 6/6

Il trend ha trovato la sua massima cassa di risonanza internazionale nella modella Emily Ratajkowski, che ha diviso il suo anello di fidanzamento in due gioielli distinti, sdoganando l’idea del restyling post-separazione. Da allora, i laboratori di alta gioielleria hanno registrato un incremento costante di richieste analoghe. Nel Regno Unito sono nati persino i “divorce ring parties“, eventi in boutique in cui si progetta il nuovo gioiello sorseggiando champagne.

In Giappone, il fenomeno assume una sfumatura culturale differente e viene definito “rikon yubiwa”: in una società che valorizza la rigenerazione degli oggetti, il remake delle fedi viene accostato alla filosofia del Kintsugi, l’arte di riparare la ceramica con l’oro per evidenziare le crepe anziché nasconderle. In Italia la tendenza è ancora all’inizio e rimane confinata a una nicchia di mercato, con alcune gioiellerie (ad esempio a Bologna) che propongono servizi dedicati a partire da circa mille euro. Che lo si consideri una manovra di marketing per monetizzare la fine dei rapporti o un autentico strumento di emancipazione, l’anello di divorzio dimostra come la società contemporanea senta il bisogno di creare nuovi rituali visibili per ridefinire i momenti di svolta della vita.

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