"È morto da uomo felice, come aveva vissuto" - 2/2
Barra racconta di aver fatto questa scelta mettendo in conto anche l’incertezza sul futuro professionale, ammettendo di non sapere se ritroverà “il posto il televisione“. Ricorda quindi i sacrifici compiuti negli ultimi anni: “tre anni di investimento: ho lavorato d’estate, nei weekend, a Natale, a Pasqua. Lavoravo quando la mia famiglia si fermava. Ho rinunciato a stare con mio padre…”.
Infine ripercorre la rapidità con cui la malattia ha portato via il padre: “A fine maggio, ero andata dai miei in Basilicata per dedicare loro una settimana. In quei giorni, mio padre aveva iniziato ad accusare dolori apparentemente sparsi, indistinti. Nessuno poteva immaginare che si sarebbero trasformati in qualcosa di così imprevedibile, crudele e fulminante. Il 15 giugno è morto. Facendo avanti e indietro, ho avuto il privilegio di essergli accanto nell’ultimo respiro. Ho fatto in tempo a dirgli grazie”.
Ora è il momento di vivere il lutto: “In queste settimane mi hanno accompagnato due libri: La morte di Ivan Il’ič di Lev Tolstoj e Kolchoz di Emmanuel Carrère. Entrambi interrogano il senso della vita attraverso la presenza della morte. E più li leggevo, più pensavo che mio padre una risposta l’avesse già trovata: è morto da uomo felice, esattamente come aveva vissuto. Questa è l’eredità più grande che mi lascia”.