Zucchero: "L’unità, la socialità, le cose che vanno dritte, senza politichese" - 3/5
“Ma siete proprio dei cari amici, brava gente. Anche io vi voglio bene – ha detto Zucchero, rivolgendosi ai 26 mila presenti -. Sento l’amore della gente comune e io sono la gente comune. Sono timido, mi emoziono. 40 anni con me e quest’anno ne compio 71 anni. Sono contento come quando l’altro giorno, tornando a casa dal tour europeo, sono nati quattro piccoli pavoncelli. Ed è bellissimo: si è un po’ perso questo amore verso le cose belle, semplici. L’unità, la socialità, le cose che vanno dritte, senza politichese. A proposito di questi tempi sospettosi che interferiscono con l’idea del nostro quieto sopravvivere, vorrei cantarvi una canzone che parla di libertà, che ho scritto con l’amico Francesco Guccini”, ha proseguito l’artista. “Vedo nero” e “Baila (Sexy Thing)”, sono stati i brani che hanno maggiormente coinvolto il pubblico.
Dopo “Baila” è arrivata una sedia al centro del palco e Zucchero, con la chitarra acustica, si è concesso un ulteriore momento di dialogo con il pubblico. “Siamo tornati da una trentina di date in Europa. Non ne potevo più. È andata benissimo: io canto in italiano ovunque, ho educato il mio pubblico straniero così. La musica parla, per me. Quando ero piccolo e ascoltavo Ray Charles, Otis Redding, i Beatles, i Rolling Stones: non capivo una parola. Però mi arrivava la musica nell’anima”, ha rivelato il bluesman. Terminato il medley di Sugar e, prima di dare spazio ad un interludio della band, era arrivato il momento di “Miserere”. Brano concepito a cavallo di un periodo di forte depressione legato (soprattutto) alla dolorosa separazione dalla prima moglie, Angela Figliè. Termine, “Miserere”, che deriva dalle parole iniziali del Salmo 51 della Bibbia ed è una forma verbale latina che significa “abbi pietà”. L’espressione è stata usata anche da Francesco Petrarca per invocare il perdono divino per il tempo sprecato e per l’amore passionale e terreno. Sugli schermi, con “Miserere”, sono apparse le immagini di Luciano Pavarotti, con cui il brano è indissolubilmente legato. Al termine dell’esecuzione il pubblico ha riservato una lunga standing ovation al tenore.