"Fu*k le système" è uno dei messaggi di Zucchero a Bologna - 2/5
“Iruben Me” è stata eseguita, da Zucchero, le coriste e la band, in costante crescendo, per poi sbocciare definitivamente nel ritornello. Con “Pane e sale” è comparsa, sugli schermi, la frase “Chi non ama il blues ha un buco nell’anima”. Terminato “Partigiano Reggiano”, che è risultato essere uno dei brani più acclamati dal pubblico, è comparsa la scritta “Fu*k le système” sui led. Nel sole centrale della scenografia, in “Dune mosse”, è apparso il volto di Miles Davis. Artista con cui Sugar ha collaborato in diverse occasione. “Stavo cercando di recuperare il matrimonio. Mi hanno chiamato alle 4 di notte, pensavo fosse uno scherzo. Poi alla fine ho dovuto decidere. Tanto il matrimonio era già rovinato, e quindi ho deciso di andare da Miles Davies”, ha raccontato Zucchero pre-concerto.
Con “Scintille” molte torce dei telefonini si sono accese e, durante “Facile”, Oma Jali ha raggiunto Sugar al centro del palco, alternandosi e duettando con lui. “I need to love again” è la chiusura di “Love Again”. Ed è come se ci fosse un filo conduttore, un’urgenza comunicativa che lega la traccia a “Overdose (d’amore). “Ho bisogno d’amore, per Dio, perché sennò sto male”, canta Sugar Fornaciari che, cresciuto in una terra (orgogliosamente) anticattolica, ha spesso messo al centro della propria musica il suo rapporto con la fede. Che è riconducibile ad un dualismo tra il diavolo e l’acqua santa, tra la trasgressione e la meditazione. Pur, tuttavia, rimanendo, da sempre, molto affascinato dalle chiese vuote. Lì, dove ha imparato sia a suonare l’organo a canne, che a cercare il dialogo col Divino.