Filodemo e la teologia epicurea - 3/4
Il secondo grande annuncio riguarda il papiro “PHerc. 139”. Nella parte finale della superficie svolta, i papirologi hanno decifrato chiaramente la firma e l’intestazione: “Filodemo, Sugli dèi, libro 8”. Una scoperta rivoluzionaria per la filologia classica: fino ad oggi si riteneva che l’opera fosse composta da un unico volume (il “Libro 1”, già noto). La menzione del filosofo epicureo ha permesso di datare il reperto tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C. Le prime decifrazioni del testo restituiscono termini chiave come “provvidenza”, “dio”, “entità invisibili”, “secondo natura” e “principi intellettivi”. Elementi che suggeriscono una trattazione profonda della teologia epicurea e della struttura dell’universo. “Si tratta di una prova fondamentale per comprendere l’opera di Filodemo”, ha spiegato la ricercatrice Marzia D’Angelo. “Per la prima volta possiamo collocare l’opera Sugli dèi all’interno di una struttura più ampia e iniziare a comprendere come questi testi si colleghino tra loro in quanto parti di una ricerca filosofica estesa su concetti teologici in circolazione nell’antica Roma”. Sulla base di questa scoperta, gli studiosi stanno ora riesaminando altri frammenti della collezione (come i testi Sul modo di vivere degli dèi e quelli sulla provvidenza), ipotizzando che facciano parte della medesima collana teologica.