Re Carlo III sperava di chiudere ogni polemica sulla casa reale e sul fratello Andrea e risalire nei consensi, confessando quanto ha pagato di tasse dal giorno della sua incoronazione, ma quasi 35 milioni di euro versati alle casse dello stato non sono bastati a cancellare l’effetto boomerang della seconda notizia scivolata giù, in allegato alla dichiarazione dei redditi. L’annuncio di voler rinunciare definitivamente a vivere nelle stanze di Buckingham Palace riservate ai sovrani non è piaciuto ai sudditi che, da quel momento, hanno iniziato a sollevare una serie di polemiche.
Il punto è: perchè sono stati investiti 369 milioni di sterline per un lavoro di restauro, titanico, durato dieci anni, se poi il re non ci andrà neanche più a vivere? Non è bastato dunque l’impegno a rivelare i suoi conti privati e la promessa di farlo sempre, da oggi in poi, per giunta tirando dentro anche il figlio William: i sudditi non hanno gradito la notizia di vedere Buckingham Palace trasformato in un museo e in una sede occasionale per ricevimenti, che per lo più si svolgono a Windsor. Così come è accaduto in occasione dell’ultima visita di Stato di Donald Trump, tenuto a debita distanza da Londra per evitare contestazioni ed un contatto più promiscuo con la città.
“Sua Maestà nutre un grande affetto per Buckingham Palace e un profondo rispetto per il ruolo che esso svolge nella vita reale e pubblica” aveva fatto sapere alla stampa un portavoce del re nel giorno dell’annuncio, sperando di stemperare gli animi e preparare il terreno alla notizia del suo abbandono. “Rimarrà una residenza operativa, – si era anche affrettato a specificare – ma intendiamo ampliare l’accesso al pubblico proprio per massimizzare il beneficio nazionale di un edificio finanziato con fondi pubblici”. E qui si apre la polemica: prima abbiamo dovuto pagare il restauro, ora dobbiamo pagare il biglietto.
Nel 1837, la regina Vittoria aveva deciso di trasformare Buckingham Palace nella sua residenza ufficiale, ampliandolo e conferendogli quell’allure necessaria a rivendicare lo status di imperatrice guadagnato grazie alle conquiste della sua potente flotta militare. Quando Elisabetta II, altrettanto longeva ma dall’indole più ridimensionata dalla forza dei tempi, aveva valutato il suo passo fuori dal palazzo, preferendogli mille volta il castello di Windsor e quello scozzese di Balmoral, Winston Churchill l’aveva fatta desistere.
“You have to be seen to be believed”, devi essere visto per essere creduto era il mantra condiviso dai due che aveva portato la sovrana ad accettare di restarci, a costo di rischiare la sua stessa vita. Come accadde quando, nel 1982, Michael Fagan riuscì a scavalcare le recinzioni, superare la sicurezza ed entrare nella sua stanza dove lei, lucida, gli parlò per 10 minuti prima che arrivasse qualcuno a salvarla.
La sicurezza, ma anche gli impianti, le tubature, i topi e la stabilità della struttura mai veramente rimodernata hanno poi convinto Elisabetta II a concordare con il Tesoro un piano di aumento delle spese per il Sovereing Grant che ha assicurato la copertura finanziaria necessaria per un piano di lavori decennale.
Nel frattempo, la regina ha passato il testimone al figlio Carlo III che ha sempre fatto di Clarence House, lì, a pochi passi da Green Park, la sua casa londinese, tanto che stupisce l’ondata di polemiche di questi giorni. Alla fine, non cambierà nulla perché il palazzo resterà un ufficio ed una sede per i ricevimenti e, semplicemente, amplierà le aree aperte al pubblico.
Forse questo passaggio costerà la perdita di un po’ di quell’allure conservato nei secoli in cui la posizione della bandiera segnalava la presenza o meno del sovrano, ma in fondo, Buckingham Palace non è mai stata “casa” per questo re che non riesce mai a trovare le note giuste per entrare in sintonia con il suo popolo. Forse, anche se può sembrare assurdo, l’ultima vera carta che gli resta da giocare è quella della riconciliazione con il figlio Harry, che verrà in Inghilterra a luglio e verrà con tutta la sua famiglia. Questa volta, dal momento che ha accettato l’invito del padre a soggiornare in una delle sue residenza, il luogo prescelto per Harry potrebbe essere proprio Buckingham Palace.