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“È scoppiato il finimondo, vento, fulmini e pioggia”: il rifugio salva centinaia di escursionisti durante il maltempo, poi qualcosa fa infuriare il gestore

Il maltempo sorprende centinaia di escursionisti sulle Prealpi Orobie: il Rifugio Albani apre le porte e presta materiale ai visitatori, ma dopo l'emergenza il gestore denuncia un episodio di inciviltà

di Redazione FqMagazine
“È scoppiato il finimondo, vento, fulmini e pioggia”: il rifugio salva centinaia di escursionisti durante il maltempo, poi qualcosa fa infuriare il gestore

Una giornata iniziata come tante in alta quota si è trasformata in una vera emergenza per un rifugio delle Prealpi Orobie. Un improvviso peggioramento delle condizioni meteo ha sorpreso numerosi escursionisti, costringendoli a cercare riparo in fretta dalla violenta ondata di maltempo. A raccontare quei momenti in un lungo post social è il gestore del Rifugio Albani, Chicco Zani, che si è trovato a dover gestire una situazione complessa con centinaia di persone arrivate contemporaneamente nella struttura per mettersi al sicuro. Il temporale è arrivato con grande intensità: vento forte, fulmini e pioggia battente hanno trasformato il rifugio in un punto di accoglienza per chi si trovava lungo i sentieri. Molti escursionisti, completamente bagnati e impreparati ad affrontare quelle condizioni, hanno chiesto aiuto.

La risposta del personale è stata immediata. Il rifugio ha messo a disposizione tutto ciò che poteva servire: coperte per ripararsi dal freddo, vestiti asciutti, giacche, scarponi e persino un phon per permettere alle persone di asciugarsi dopo essere state sorprese dalla tempesta: “Durante il pranzo avevamo su stimati più di 250/300 persone ma durante il pranzo è scoppiato il finimondo. Tempesta di vento, fulmini e acqua che veniva giù con l’idrante. Son entrati tutti al rifugio. Son saliti in camera, dentro la dispensa, nei corridoi. Un panico totale ma ci sta. Abbiamo fatto del nostro meglio per gestire i tavoli ed il pranzo”.

Una situazione di emergenza nella quale il rifugio ha cercato di fare la propria parte, garantendo assistenza a chi ne aveva bisogno. Ma una volta passato il momento più difficile, è arrivata una sorpresa che ha lasciato amareggiato il gestore. Tra il materiale prestato agli escursionisti c’era anche una coperta. Un oggetto semplice ma fondamentale in quel momento, che qualcuno però non ha riportato alla struttura. La coperta è stata ritrovata lungo il sentiero, abbandonata su un sasso. Un gesto che ha fatto perdere la pazienza a Zani, che ha deciso di raccontare pubblicamente l’accaduto per richiamare l’attenzione sul rispetto della montagna e del lavoro quotidiano di chi gestisce i rifugi: “Te l’ho prestata, te la sei presa. Dico portala in paese. Oppure dopo un’ora che è finito tutto lasciala fuori dal rifugio a terra. Ma perché tanta ignoranza? Perché abbandonarla giù a metà sentiero su un sasso?”.

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