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Crosetto contro Rutte: “Le sue parole ‘a caso’ sulle basi militari rischiano di creare serie conseguenze internazionali”

Il ministro della Difesa si scaglia contro il segretario generale della Nato, contro i partiti di opposizione e la stampa: "Il linguaggio dello scontro politico richiede un senso di responsabilità ancora maggiore"
Crosetto contro Rutte: “Le sue parole ‘a caso’ sulle basi militari rischiano di creare serie conseguenze internazionali”
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“Le parole ‘a caso‘ del segretario Generale della Nato, inopportune e superflue, amplificate da un approccio politico interno sempre pronto a danneggiare l’Italia pur di colpire il governo pro tempore, stanno generando una tempesta in un bicchiere d’acqua sul piano interno, ma rischiano di produrre conseguenze ben più serie sul piano internazionale“. Il ministro della Difesa Guido Crosetto si scaglia contro Mark Rutte, e contro i partiti di opposizione. Giovedì il vertice dell’Alleanza atlantica aveva parlato dei “500 aerei statunitensi decollati dalle basi americane in Italia per supportare l’operazione militare degli Usa contro l’Iran. Dichiarazioni che hanno fatto insorgere le opposizioni con la richiesta al governo di Giorgia Meloni di chiarire immediatamente la questione in Parlamento. E mentre il dibattito politico si fa sempre più acceso, è il portavoce degli Esteri di Teheran a rilanciare le frasi di Rutte per accusare l’Italia di essere “complice dell’aggressione” contro l’Iran.

Proprio le conseguenze internazionali preoccupano il ministro della Difesa che diffonde una nota per sottolineare che “non si è messa in discussione soltanto la posizione del governo si è finito per insinuare dubbi sulla credibilità di un’intera Istituzione dello Stato e delle Forze Armate, come se le dichiarazioni ufficiali della Difesa non fossero affidabili. È un fatto grave – continua Crosetto – perché donne e uomini in uniforme prestano giuramento alla Costituzione e servono la Repubblica con disciplina, onore e senso dello Stato. Questa vicenda non mi sorprende e, sul piano politico, non mi colpirebbe neppure più di tanto, se non fosse che viviamo un tempo in cui la sicurezza nazionale è esposta a minacce sempre più complesse”, spiega. Crosetto parla di “un contesto internazionale delicato” nel quale “parole imprecise, ricostruzioni infondate e polemiche alimentate senza verifiche possono produrre effetti che vanno ben oltre il dibattito politico interno“.

Da qui l’invito “a proseguire ogni legittima richiesta di approfondimento che la Difesa è la prima a voler soddisfare, mettendo a disposizione ogni dato nelle sedi competenti, ma con la consapevolezza che il linguaggio dello scontro politico, se applicato a temi di sicurezza e difesa, richiede un senso di responsabilità ancora maggiore”. “In questa fase storica, ogni parola ha un peso e può avere conseguenze che non sempre vengono percepite da chi la pronuncia”, avverte il ministro ricordando anche che “la comunicazione è diventata uno degli strumenti attraverso cui si esercitano le guerre ibride. Proprio per questo il rigore nella verifica dei fatti e il senso di responsabilità dovrebbero essere ancora più elevati quando si affrontano temi che riguardano la sicurezza nazionale”.

Il ministro della Difesa torna anche a parlare del numero dei voli autorizzati dall’Italia sottolineando che “sono circolate ricostruzioni prive di qualsiasi riscontro”: “I dati tecnici – continua – dimostrano che il numero dei voli transitati nelle basi italiane tra il 28 febbraio e il 23 giugno 2026 è sostanzialmente in linea con quello degli anni precedenti e, in diversi casi, persino inferiore“. Dati che, secondo Crosetto, sono “oggettivi, verificabili e documentabili, disponibili per ogni necessario approfondimento relativamente al periodo compreso tra il 2019 e oggi”. Ribadendo che la Difesa ha agito e “continuerà ad agire nel pieno rispetto della legge, dei trattati internazionali, del Parlamento e degli interessi della Nazione”, Crosetto aggiunge che il “personale della Difesa italiana che, quotidianamente, ha gestito i rapporti tecnici con gli Stati Uniti in relazione all’utilizzo delle basi ha sempre operato nel pieno e rigoroso rispetto dei trattati vigenti e delle norme che regolano tali attività”. “Come ho detto ieri – continua ancora – lo Stato Maggiore non ha alcuna difficoltà a relazionare, volo per volo e giorno per giorno, nelle sedi istituzionali competenti, ogni singolo movimento autorizzato“. “In un Paese normale – conclude – sarebbe sufficiente questo per chiudere la polemica e, semmai, interrogarsi sulla superficialità con cui sono state rilasciate alcune dichiarazioni. E invece, in Italia, non basta neppure la precisazione arrivata ieri dalla stessa Nato, che ha confermato quanto il ministero della Difesa aveva sostenuto fin dall’inizio: l’Italia ha autorizzato esclusivamente attività tecniche e non cinetiche, nel pieno rispetto di quanto comunicato al Parlamento”. Infine l’attacco alla stampa: “Eppure, anche dopo quella precisazione, due quotidiani, in particolare, hanno continuato a rilanciare una narrazione ormai priva di fondamento”.

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