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Nel programma di Vannacci spazio al patriarcato: più che Futuro Nazionale, mi sembra un ritorno al passato

Il cromosoma Y ci consegna un ammonimento: quando ricchezza, forza e potere si concentrano nelle mani di pochi uomini, le conseguenze possono lasciare una cicatrice nel genoma
Nel programma di Vannacci spazio al patriarcato: più che Futuro Nazionale, mi sembra un ritorno al passato
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di Nicolantonio Agostini

Il programma di Futuro Nazionale promette di riportare ordine in una società considerata decadente. Il partito di Roberto Vannacci propone un “mutuo tricolore”, con interessi decrescenti al crescere del numero dei figli, perché gli italiani tornino a “procreare ed educare altri italiani”. Difende la famiglia tradizionale, combatte aborto, “ideologia gender” e linguaggio inclusivo, invoca la remigrazione e un tetto alla presenza straniera.

Il responsabile del programma, Lorenzo Gasperini, ha persino rivalutato il patriarcato come principio capace di attribuire “un fine” e “un ordine” alla forza maschile.

Presentato come futuro, questo progetto ricorda piuttosto una svolta avvenuta circa diecimila anni fa: la rivoluzione agricola. Per gran parte della preistoria Homo sapiens visse in piccoli gruppi di cacciatori-raccoglitori relativamente egualitari. Non erano paradisi pacifici, ma la mobilità e la difficoltà di accumulare ricchezze impedivano a pochi individui di controllare stabilmente le risorse. Il prepotente poteva essere deriso, isolato o, in casi estremi, eliminato. L’antropologo Christopher Boehm ha parlato di “gerarchie inverse”: era il gruppo a coalizzarsi per tenere sotto controllo l’aspirante dominatore.

Con l’agricoltura cambiarono le regole. La terra divenne proprietà, le eccedenze furono accumulate e trasmesse agli eredi, le comunità si organizzarono in clan patrilineari. Comparvero aristocrazie guerriere, eserciti e dinastie. Alcuni uomini concentrarono ricchezza e potere, ebbero più mogli e lasciarono molti discendenti; altri furono esclusi dalla riproduzione.

Di questa trasformazione rimane una traccia nel nostro DNA. Tra circa 7.000 e 5.000 anni fa, la diversità del cromosoma Y, trasmesso di padre in figlio, subì un drastico collo di bottiglia, mentre le linee materne non mostrarono una contrazione paragonabile. Non significa che gli uomini fossero improvvisamente diventati pochissimi, ma che si ridusse fortemente il numero di linee maschili trasmesse alle generazioni successive. Nel momento di massima disparità, il rapporto tra la dimensione della popolazione riproduttiva maschile e quella femminile potrebbe essere sceso fino a uno a 17.

Le cause sono ancora discusse, ma il fenomeno coincide con la diffusione di clan patrilineari, guerre, poliginia e accumulo ereditario. Quando un gruppo prevaleva, le linee maschili degli sconfitti potevano scomparire, mentre le donne venivano incorporate nel gruppo vincitore. Il cromosoma Y conserva così la memoria di società dominate da pochi capi, guerrieri e proprietari.

Il programma di Futuro Nazionale sembra voler trasformare proprio quell’ordine storico in ordine naturale. All’uomo vengono assegnate forza, autorità e protezione; alla donna maternità e riproduzione nazionale. Anche il rifiuto di riconoscere la specificità del femminicidio, definito da Vannacci “un omicidio come tutti gli altri”, cancella il contesto nel quale la violenza può nascere dal possesso e dal controllo sulla donna.

Ma il patriarcato non è inscritto inevitabilmente nei nostri geni. La storia precedente all’agricoltura mostra una lunga eredità di cooperazione e contenimento dei dominanti. E “maschio alfa” non descrive una legge universale della natura: spesso serve soltanto a rivestire di biologia una gerarchia politica.

Il problema demografico italiano non si risolve riportando le donne sotto tutela, ma garantendo lavoro stabile, servizi, asili nido e condivisione delle cure. La libertà di avere figli non coincide con il dovere di “procreare altri italiani”.

Il cromosoma Y ci consegna dunque un ammonimento: quando ricchezza, forza e potere si concentrano nelle mani di pochi uomini, le conseguenze possono essere tanto profonde da lasciare una cicatrice nel genoma. Chiamare tutto questo “Futuro Nazionale” non lo rende meno antico.

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