Resta al suo posto la falsa citazione anticomunista sotto la statua di Don Milani, la Fondazione porta il Comune di Vagli in tribunale
“Il comunismo è la mediazione e l’organizzazione politica di ogni male, al fine di consentire a una classe dirigente parassitaria e brutale la gestione di ogni forma di potere sulle spalle degli ultimi”. La frase è scolpita sul marmo. E sotto, scolpito nel marmo, c’è don Lorenzo Milani. È questa la contraddizione che, a Barbiana, nessuno sembra disposto a lasciar passare. Il priore degli ultimi, il sacerdote che trasformò una piccola scuola di montagna in un laboratorio di coscienza civile, si ritrova oggi accostato a una frase sull’anticomunismo che i suoi ex allievi considerano falsa, offensiva, soprattutto incompatibile con il suo pensiero.
La targa è rimasta al suo posto. E lì resterà, almeno per ora, ai piedi della statua di don Milani che il Comune di Vagli di Sotto, meno di mille abitanti nel cuore della Garfagnana, ha voluto dedicare al priore di Barbiana. La scultura si trova nel Parco dell’Onore e del Disonore, un luogo che già nel nome sembra fatto apposta per alimentare la discussione. Più di venti statue di marmo raccontano personaggi famosi e controversi. Ci sono Vladimir Putin e Donald Trump. E presto, annuncia il Comune, arriverà anche Silvio Berlusconi. A Barbiana qualcuno sorride amaramente: viene da chiedersi che cosa sia peggio, per don Milani, essere messo accanto all’ex presidente del Consiglio del bunga bunga oppure ritrovarsi attribuita una frase che i suoi ex allievi sostengono non gli appartenga.
Il caso, però, non è più soltanto una polemica politica o una disputa sulla memoria. È diventato una questione giudiziaria. La Fondazione don Lorenzo Milani ha deciso infatti di portare il Comune di Vagli in tribunale. Prima aveva chiesto formalmente la rimozione della targa. Il sindaco Mario Puglia, al suo quarto mandato, ha invece deciso di non rimuoverla, dopo aver sottoposto la questione al consiglio comunale. E così, il 31 luglio, la statua è stata inaugurata. Alla cerimonia erano presenti anche alcuni esponenti di primo piano della destra toscana, dall’ex senatore Massimo Mallegni al consigliere regionale Jacopo Maria Ferri, figlio dell’ex ministro del Psdi.
Ora la vicenda si sposta nelle aule di giustizia. E la coincidenza temporale ha qualcosa di simbolico: siamo a sessant’anni dal processo che vide don Milani imputato per la sua difesa dell’obiezione di coscienza. Allora il priore di Barbiana finì sotto processo per le sue parole. Oggi, ancora una volta, sono le sue parole — o quelle che gli vengono attribuite — a essere finite al centro di una controversia. Da una parte la Fondazione don Milani. Dall’altra il Comune di Vagli di Sotto. Chi la spunterà?
Un elemento importante, forse decisivo, è emerso in questi giorni: quella frase don Milani non l’ha mai scritta. E non esiste alcuna lettera a Alessandro Mazzerelli che la contenga. Quelle parole, infatti, compaiono nei numerosi libri pubblicati dall’ex attivista socialista, che sostiene di averle ascoltate direttamente dal priore durante il loro incontro. L’incontro con don Milani è invece documentato da una lettera, questa sì autentica e scritta dal priore, ma indirizzata a Francuccio Gesualdi, uno dei suoi ex allievi, datata 31 luglio 1966: “Oggi son stato levato tutto il giorno perché è domenica. È venuto un giovane del Psi (Mazzerella, nome storpiato, ndr) a farci propaganda per un movimento entro il Psi (Forza del popolo) contro gli intellettuali”. Mazzerelli, dunque, non ha in mano una lettera autografa di don Milani nella quale compaia la frase contestata. Ha affidato il suo racconto a una testimonianza personale: riferisce di aver ascoltato quelle parole dal priore, ma non esiste, almeno finora, un documento che ne certifichi l’autenticità. Ed è proprio questo il punto contestato dagli ex allievi, secondo i quali quella frase non soltanto non è documentata, ma non sarebbe in linea con il pensiero e lo stile del loro maestro.
E a proposito di ricordi e testimonianze, vale la pena ascoltare anche quella di Oliviero Toscani, il grande fotografo che a don Milani scattò numerose fotografie e che ebbe modo di incontrarlo personalmente. Nel libro Il segreto di don Milani (Piemme, 2002), Toscani ricorda una frase che, dice, lo colpì particolarmente: “Forse noi preti non dovremmo andare d’accordo con i comunisti ma i comunisti sono gli unici che mi capiscono“.