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Ultimo aggiornamento: 8:59

Dall’omicidio Diviesti alle alleanze con la Bat, così i clan albanesi si stanno radicando in Puglia: “Rischio di guerre tra gruppi criminali”

LA VIDEOINCHIESTA - Non più manovalanza: i clan albanesi controllano i traffici di droga in Puglia. E dispongono di quantità enormi di denaro sporco: "L’attuale governo di Edi Rama non fa nulla per sconfiggere le coltivazioni, che sono a perdita d’occhio"
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“Non sono ancora storicizzati i clan albanesi in Puglia, nel senso che non c’è una seconda generazione di mafia, cioè i figli dei capi clan non sono capi clan essi stessi. Ma se questo dovesse evolvere in una dimensione della cristallizzazione di queste relazioni di potere, allora è chiaro che potremmo avere delle vere e proprie guerre di mafia tra gli albanesi di seconda generazione e italiani della Bat (Barletta-Andria-Trani) di terza e quarta”. A parlare è Leonardo Palmisano, scrittore, sociologo, autore di inchieste ed esperto di mafie, soprattutto di quelle pugliesi. È una delle voci autorevoli presenti nell’approfondimento video realizzata per Il Fatto Quotidiano e che indaga l’evoluzione e la crescita delle organizzazioni criminali albanesi in Puglia. Per lo studioso, la possibile competizione tra clan albanesi e pugliesi, alimentata dall’espansione dei traffici e dal controllo dei mercati della droga, potrebbe nel tempo tradursi in una maggiore instabilità e, in prospettiva, anche in nuove forme di conflitto tra organizzazioni criminali.

Il tragico simbolo di quanto siano cambiate le relazioni tra le due realtà criminali è l’omicidio di Francesco Diviesti e le modalità con cui il ragazzo è stato ucciso tra Canosa di Puglia e Minervino Murge nell’aprile di un anno fa. Il 26enne di Barletta è stato rapito, condotto in una grotta, fatto inginocchiare davanti ai suoi assassini, ucciso a colpi di pistola e poi carbonizzato. Per gli investigatori non si tratta soltanto di un’efferata esecuzione, ma di un delitto di mafia. Diviesti sarebbe stato ucciso per un affronto a un boss albanese. Con questo omicidio, per la prima volta, viene contestato il metodo mafioso a un’organizzazione albanese radicata sul territorio pugliese: non più contatti occasionali con i gruppi pugliesi, ma alleanze stabili fondate su droga, armi e riciclaggio.

“Un’indagine dell’organizzazione mediatica investigativa Shteg — spiega la giornalista albanese Jhesika Tollia — ha rivelato che i gruppi criminali albanesi non sono più solo manovalanza della mafia italiana, ma, grazie all’espansione in America Latina e all’accesso diretto ai mercati della droga, sono oggi in grado di controllare autonomamente i canali internazionali del traffico di cocaina, movimentando enormi quantità di stupefacenti e ingenti flussi di denaro”. Dalla migrazione di massa degli anni Novanta, anche nella Bat i gruppi criminali albanesi hanno iniziato a radicarsi, partendo da traffico di esseri umani, marijuana, contrabbando di sigarette e armi. La Puglia è la porta d’Oriente per i traffici illeciti.

“La mafia della Bat si è sempre distinta per la violenza e per il dinamismo criminale, ma non ha caratteri di unitarietà”, continua l’esperto Palmisano. “Parliamo di gruppi scaltri, violenti e ben organizzati. È una criminalità che assolda molti giovanissimi e ha sviluppato relazioni soprattutto con gruppi albanesi”.”La differenza con il passato è che non sono più subordinati ai gruppi pugliesi — racconta la giornalista Chiara Spagnolo —, ma sono loro a gestire i traffici di droga mentre i pugliesi restano coinvolti nello spaccio locale. Ed è in questo giro sarebbe rimasto coinvolto Diviesti”. “Hanno fame, come le mafie internazionali di nuova generazione, come quelle nigeriana e gambiana”, precisa Palmisano per poi concludere: “Gli albanesi hanno estratto una liquidità spaventosa di denaro sporco e l’attuale governo albanese non fa nulla per sconfiggere le coltivazioni, che sono a perdita d’occhio, né per sfavorire gli investimenti turistici. Sono infatti tantissimi i clan baresi che stanno investendo sulla costa di Saranda”.

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