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Giorgetti: “Chiediamo la clausola di salvaguardia Ue per aumentare la spesa per energia e difesa. È impopolare ma dal dovere non si diserta”

Il ministro ufficializza la decisione di deviare dai parametri di bilancio (dopo il voto del Parlamento previsto per ottobre). La flessibilità vale fino a 14,4 miliardi per la sicurezza energetica e 21,7 miliardi per la difesa nel triennio 2026-2028. Le cifre definitive dipenderanno dal negoziato con la Commissione
Giorgetti: “Chiediamo la clausola di salvaguardia Ue per aumentare la spesa per energia e difesa. È impopolare ma dal dovere non si diserta”
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“Non è semplice, è anche sicuramente impopolare ed è una scelta difficile venire a chiedere lo scostamento per la difesa“. Ma “per cultura e predisposizione personale sono molto sensibile alla cultura del dovere e davanti al dovere non si scantona, non si scappa, non si diserta“. È durante le repliche, dopo le sue attese comunicazioni alla Camera sull’attivazione della clausola di salvaguardia prevista dalle nuove regole di bilancio dell’Ue, che il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti esplicita con un lessico che richiama il servizio militare difficoltà e imbarazzi politici della maggioranza nell’aumentare la spesa per le armi. Per rivendicare la scelta del governo richiama l’articolo 52 della Costituzione, su cui “ho giurato” e secondo cui “è sacro dovere del cittadino la difesa“. R ricorre a un lessico che richiama il servizio militare. Lui stesso un paio d’ore prima ha ufficializzato che il governo intende chiedere l’intero margine di flessibilità previsto: lo 0,6% del Pil per l’energia e lo 0,9% per la difesa, pari complessivamente all’1,5% del Pil nel triennio fino al 2028. Tradotto in numeri: previa trattativa con la Commissione Ue e via libera del Parlamento intende aumentare la spesa pubblica di 14,4 miliardi per la sicurezza energetica e di quasi 22 per la difesa.

La richiesta alla Ue entro metà agosto, il voto sullo scostamento in ottobre

“La clausola originaria era quella sulla difesa, era 1,5% l’anno”, ha ricordato il titolare di via XX Settembre. Poi, anche su richiesta dell’Italia, l’Ue ha aperto all’allargamento agli investimenti per ridurre la dipendenza energetica. “Quello che c’è di nuovo è che nell’ambito di questo 1,5%, uno 0,3% all’anno, per un massimo di 0,6%, può essere dedicato alla sicurezza energetica. E noi sicuramente chiederemo tutto il massimo per la sicurezza energetica, cioè 0,3% più 0,3% uguale 0,6%. Per la parte difesa invece non prenderemo il massimo e ci fermeremo a 0,9%” a fronte del massimale dell’1,5% annuo.

La richiesta formale sarà inviata alla Commissione europea entro la metà di agosto con l’elenco delle misure e una stima preliminare dei costi. Bruxelles la valuterà a settembre, mentre il via libera definitivo è atteso all’Ecofin di ottobre. Solo a quel punto il governo potrà presentare alle Camere la richiesta di scostamento di bilancio, che dovrà essere approvata a maggioranza assoluta. Solo dopo, con la legge di Bilancio 2027, si deciderà la ripartizione dei fondi nel triennio e si adotteranno “le disposizioni necessarie per l’attuazione degli interventi”. “Tanti altri paesi hanno deciso di adottare nel recente passato lo scostamento per la difesa in senso classico magari senza avere l’autorizzazione preventiva del Parlamento” ha rimarcato Giorgetti, “e l’hanno fatto perché la loro sensibilità e problemi sono di tipo diverso”, ha aggiunto.

Il ricorso alla clausola dovrà ovviamente restare compatibile con gli altri vincoli di finanza pubblica e con la procedura europea per deficit eccessivo a cui l’Italia è sottoposta. Giorgetti ha spiegato che, se la procedura non verrà chiusa anticipatamente sulla base della revisione dei conti 2025 attesa per il 22 settembre o del consuntivo 2026, un eventuale nuovo sforamento del deficit oltre il 3% negli anni successivi comporterebbe la permanenza del Paese nella procedura anche nel caso in cui l’eccesso fosse legato a spese ammesse dalla clausola.

La clausola per l’energia esclude misure temporanee come i tagli alle accise

Il ministro ha precisato che l’accesso alla flessibilità per l’energia “è subordinato” all’utilizzo degli spazi di manovra per la difesa. Il ministro ha poi ricordato un altro punto destinato a incidere sul dibattito interno. La clausola per la sicurezza energetica non potrà finanziare misure temporanee per contenere il caro energia: sono infatti escluse “misure che mirino ad attenuare solo provvisoriamente gli effetti della crisi in atto, quali ad esempio la riduzione delle accise o altre forme di sussidio diretto o indiretto ai prodotti energetici di origine fossile”. In altre parole, l’eventuale maggiore deficit autorizzato da Bruxelles non potrà essere utilizzato per rifinanziare tagli alle accise o altri aiuti generalizzati sui carburanti e sul gas. “In base alle esigenze indicate dal Parlamento e dai ministeri competenti saranno avviate le attività istruttorie con la Commissione Ue per la definizione degli interventi in materia di sicurezza energetica che potranno interessare famiglie, attività produttive, infrastrutture energetiche di trasporto e più in generale il settore pubblico”, da coordinare “con quelli previsti dal piano sociale per il clima”, ha detto il ministro.

I prestiti Safe? “In astratto più favorevoli ma ci sono vincoli”

Rispondendo in replica dopo gli interventi dei parlamentari, Giorgetti ha parlato anche del prestito europeo Safe, capitolo separato dalla clausola e su cui una decisione non è ancora stata presa. La Lega come è noto auspica la massima cautela sull’uso di quei fondi, come dimostra la riformulazione della risoluzione di maggioranza per precisare che le risorse andranno nel caso usate solo per “sistemi tecnologici, difensivi e di sicurezza nazionale“. Il ministro leghista ha dunque ricordato che il Safe “nasce per promuovere sistemi di difesa comuni” e “nel frattempo l’Italia ha avviato dei programmi di difesa comuni”, il che “ha fatto generare una sorta di obbligazione prima che giuridica morale, cui ciascun paese con grande responsabilità deve rispondere per essere rispettato, come l’Italia è rispettata in questo momento in Europa”. Quanto alla convenienza, “in astratto” il prestito “appare più favorevole, dall’altro lato della bilancia dobbiamo valutare anche gli aspetti di vincoli e irrigidimento burocratico che questa procedura presenta”. Dal punto di vista puramente economico, “il tasso di interesse è valutabile a priori solo limitatamente” e “le forme di finanziamento e copertura a disposizione del Mef sono molteplici, come il Btp”.

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