Nuovo management (dopo dieci anni con Marta Donà), nuova visione artistica e il coronamento del suo rapporto con il compagno Davide Spigarolo con un matrimonio. In tutto questo c’è il nuovo album dal titolo “Magia Bianca”, in uscita il 12 giugno. Insomma Francesca Michielin sorprende ancora una volta e lo fa trattando temi e figure lontane nel tempo come il Medioevo, la magia bianca e nera, le streghe, per analizzare, criticare anche duramente, la società di oggi. Un lavoro che dal punto di vista produttivo e musicale si attesta come tra i migliori realizzati dalla cantautrice e musicista. I riferimenti sono: dungeon synth, suggestioni fantasy, pop contemporaneo, R&B, Anni 90, casse Anni 80, videogiochi fantasy, Kate Bush, Peter Gabriel, Mike Oldfield e Jethro Tull.
L’album è stato anticipato dai singoli “Una donna non può”, accompagnato dal videoclip diretto da The Rings con la partecipazione di Giovanna Mezzogiorno, e “Strega Comanda”, uscito il 5 giugno insieme al videoclip ufficiale girato durante il Mi Ami Festival. Proprio al festival, Francesca Michielin è apparsa sul palco sotto lo pseudonimo di Costanza D’Este, presentando in anteprima il nuovo progetto attraverso un immaginario sonoro e visivo completamente inedito.
Francesca Michielin tornerà live per l’estate 2026 con Strega comanda Summer Tour. I live estivi, che vedranno in azione due formazioni (trio acustico e full band), anticipano gli appuntamenti nei teatri italiani in programma il prossimo autunno.
“Questo disco è un omaggio alle mie terre (è nata a Bassano del Grappa, ndr). Tutto è iniziato da un viaggio di ricerca sugli elementi magici, folclorici, esoterici che poi mi hanno portato a decidere di scrivere un concept album sulle streghe. Elisa nel 2019 mi ha detto una cosa, che ho realizzata a disco fatto finito e masterizzato. Lei mi disse: ‘nella vita tu puoi scegliere di essere artista nel fare musica oppure se vuoi fare musica con la magia bianca o con la magia nera’. E questo per me racchiude l’essenza di questo progetto. Chiaro che io avrei potuto fare scelte molto più convenienti, molto più comode, molto più sensate per molti. Però con questo disco volevo prendermi tante libertà sia per il sottotesto politico, ma anche la libertà sonora di giocare”.
Nel brano che apre il disco “1484” non le mandi a dire: che mondo noioso, che tempi di merda di finto ordine ma di vera guerra. Come mai parti subito diretta?
Mi riferisco a un momento storico specifico che è il tardo Medioevo che è proprio l’inizio di quella che è veramente l’epoca oscura. È l’anno della bolla papale che diede avvio alla caccia alle streghe. Quindi di roghi, di caccia, di inquisizioni facendo un parallelismo, chiaramente con la società italiana di oggi.
Come trovi l’Italia?
La nostra è una società che riflette un mondo noioso, perché io, su tante cose, lo trovo estremamente noioso e ripetitivo, dove nessuno ha più voglia di rischiare e lanciare il cuore oltre l’ostacolo. Ma è tutto molto rassicurante perché quando c’è inquietudine, in qualche modo, sentiamo tutti che dobbiamo rassicurare e non stridere. E poi c’è la guerra lì fuori, però sembra tutto molto composto, molto rigoroso, anche se c’è il caos totale, in realtà.
Dici anche che viviamo nella mediocrità perché?
Perché viviamo in una società mediocre che vuole ancora una donna sempre perfetta, composta, pulita tutta, senza una virgola fuori posto, magra, anche lì c’è un un tema che si apre.
Quale?
Perché io non posso essere un po’ sbagliata?
Che risposta ti sei data?
Perché devo essere per forza dotta e sapiente, non sbagliare nulla È impossibile perché poi c’è una mediocrità spesso maschile che viene manifestata serenamente e non so come dire, anzi, è diventata quasi un un valore. Essere basic è, in realtà, un valore.
Qual è il modo per superare ciò?
Dovrebbe essere un valore essere innanzitutto riconoscere che siamo tutti imperfetti, ma soprattutto i valori sono ben altri.
Emma, tu, ma anche altre tue colleghe siete costantemente criticate sui social, perché?
Emma la stimo tantissimo, proprio non gliene frega più niente di certe cose ed è estremamente libera e questa libertà purtroppo a tante persone dà fastidio.
Come mai?
Perché se tu non riesci ‘incasellare’ una persona allora, come le streghe, sei perturbante, crei uno scompiglio. Ci si chiede ‘perché questa si veste così?’ oppure ‘perché si trucca così’. Invece è bene che ci siano queste figure che, in qualche modo, vanno a creare una sorta di frizione, perché questa cosa ci aiuta tantissimo. E credo che il motivo sia perché più andiamo avanti nell’era digitale, più tutto si polarizza e quindi tutto sia assolutizza.
In “Solstizio d’estate” canti “è così bello, sembra un velo da sposa”. Alla fine ti sposerai veramente?
Eh sì. Anche se non ho mai amato parlare della mia vita privata e soprattutto non avrei mai detto del matrimonio, ma sono apparse le pubblicazioni nei nostri Comuni…
Perché hai deciso di sposarti?
Sono felice di sposare Davide, perché comunque è una persona che è vero che fa tutt’altro lavoro, fa l’osteopata, il preparatore atletico. Però lui arriva dal mondo dell’atletica, è stato un atleta e forma atleti, quindi sa che cos’è sacrificio. Sa soprattutto che cosa significhi cadere, farsi male, infortunarsi, vivere anche un rapporto con il proprio corpo che è costantemente di dialogo. Sa che cos’è essere affaticati, perché devi fare un tour, non puoi tornare mai a casa e soprattutto è una persona che ha una grandissima empatia e sa sempre trovare il buono in ogni cosa. Sono molto felice poi, in realtà, non c’è mai un motivo secondo me, perché se ti metti a fare la lista dei pro e contro vuol dire che non è quello giusto ed è meglio essere semplicemente sicuri.
Cosa è cambiato dopo la chiusura dei rapporti con il vecchio management La Tarma. Quanto ha influito nel nuovo processo di creazione?
Io ho lavorato 10 anni con uno dei team manageriali più capaci e importanti in Italia. Avevo 16 anni quando ci siamo incontrate io e Marta (Donà, ndr). Quindi ho assimilato tanto di quel modo di lavorare e vedere le cose. Però Marta mi ha sempre riconosciuto che comunque ho sempre avuto tante idee… Ho una visione, un certo modo di vivere la musica. Sono una stacanovista, cioè non faccio solo ‘l’artista’ ma penso alle grafiche, mi scrivo i videoclip. Cioè sono molto dentro le cose che faccio, quindi semplicemente ad un certo punto, volevo provare a fare questa cosa, sempre con gratitudine nei suoi confronti, volevo provare a prendere proprio le redini della mia visione artistica. Poi io penso che, in generale, gli artisti debbano sempre sentirsi appunto liberi di poter esprimere la propria visione artistica. Io faccio questo lavoro da metà della mia vita, sono 15 anni. Ho imparato un sacco di cose e avevo forse anche il bisogno di sbattere il muso per terra.