Il debutto annullato dei Massive Attack e la gestione del maltempo - 3/5
Prima che tutto ciò accadesse, il festival aveva dovuto sopravvivere al primo giorno. Le ore iniziali di show sono trascorse lisce con il soul del cantautore inglese Blood Orange, il rock dei Geese, con Cameron Winter che è del 2002 ma sembra uscito dagli anni 80, e l’indie dei canadesi Men I Trust, guidati dalla voce dolce della frontwoman Emmanuele Proulx. A rovinare l’apertura da fuochi d’artificio ci hanno però pensato vento e pioggia: in serata nell’area principale sono stati annullati i set della rapper spagnola Bad Gyal e degli headliner Doja Cat e Massive Attack, che sono rimasti solo nomi sul cartellone. Nella fuga generale per cercare riparo, alcuni temerari si sono fermati sotto la bomba d’acqua ad assistere ai pochi show dei palchi secondari. “Sapevamo che il meteo sarebbe stato brutto, abbiamo dato il massimo. L’obiettivo era la sicurezza di team, pubblico e artisti”, ha dichiarato l’organizzazione, che ha assicurato di rimborsare l’intero costo dei biglietti del primo giorno. La gestione del deflusso di gente è stata complicata. Non tutti gli addetti a dare indicazioni parlavano inglese, le istruzioni arrivate sono rimaste vaghe e la gente accompagnata alle uscite per poi rientrare e aspettare invano il live slittato dei Massive Attack. Una catena di malintesi che ha generato confusione: “Impariamo ogni anno dagli errori – hanno ammesso ai piani alti –. Per noi è stato un giorno difficile. La situazione meteo cambiava ogni minuto e non volevamo creare equivoci. La priorità era la sicurezza”.