Alla fine per il Pulse of Gaia Festival, ex Helwatt, arriva la doccia fredda. I concerti di Travis Scott e Kanye West, previsti il 17 e 18 luglio alla RCF Arena di Reggio Emilia, non si faranno. I motivi sono di “ordine e sicurezza pubblica”. Lo ha deciso il Prefetto della città emiliana Salvatore Angieri, in seguito a una riunione del Comitato provinciale apposito e di alcune istanze presentate dal Codacons e dalle comunità ebraiche di Modena e Reggio Emilia.
La nota della Prefettura
“Sulla base delle valutazioni emerse e degli ulteriori approfondimenti istruttori relativi agli aspetti di safety e security – si legge nella nota ufficiale – il Prefetto ha adottato un provvedimento ai sensi dell’art. 2 del Tulps (Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, ndr), disponendo il divieto di entrambi i concerti”. E ancora: “La decisione riguarda due eventi previsti in date consecutive presso la RCF Arena, struttura con una capienza di circa 103mila spettatori, ed è stata assunta per esigenze di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, tenuto conto della stretta connessione temporale tra le manifestazioni e dell’elevato afflusso di pubblico previsto nell’arco di 24 ore”.
Un festival nel caos
Già un mese fa il primo terremoto, con il divorzio dal direttore artistico Yari Milani e i dubbi per la tenuta economica della kermesse. La polemica era scoppiata per i cachet monstre degli artisti, l’oscillamento dei prezzi dei biglietti e l’organizzazione generale, soprattutto in relazione alla gestione della pulizia dell’area e il flusso e deflusso di 60, 70mila persone in due giorni consecutivi.
Adesso, un festival di due settimane (4-18 luglio) nato con l’ambizione di posizionarsi sulla cartina delle grandi kermesse europee perde i due show di cartello, con un danno d’immagine non indifferente. Sulla scelta della cancellazione, in particolare per il live di Ye, ha “assunto rilievo l’annullamento di precedenti concerti del rapper statunitense in altri Paesi e il concreto rischio di contromanifestazioni”, recita il comunicato della Prefettura. Nelle ultime settimane, è scoppiata anche la discussione politica: il leader di Azione Carlo Calenda ha chiesto al ministro dell’interno, Matteo Piantedosi, di negare il visto a West a causa delle sue posizioni antisemite. Per lo stesso motivo, qualche tempo fa i live dell’artista erano stati revocati nei Paesi di mezza Europa mentre in altri, vedi Turchia, Paesi Bassi, Georgia, Spagna e Albania, sono rimasti come da cartello. Anche il Codacons, ha espresso “soddisfazione per la scelta della prefettura di Reggio Emilia”, pur ritenendo che adesso debbano essere vietati anche “concerti di rapper e trapper italiani che, attraverso i loro comportamenti, diffondono tra i giovani idee tese alla violenza, al razzismo, al sessismo e all’omofobia”.
La replica degli organizzatori: “Rispettiamo la decisione, ma sembra assurdo”
“Abbiamo appreso la notizia dai giornali, dai siti web, dai social. Non eravamo al corrente – ha dichiarato, come riporta Il Resto del Carlino, l’amministratore delegato e socio di C.Volo (società organizzatrice) Mauro Macchiaverna – . A caldo, posso affermare che mi dispiace per la città, per tutto l’indotto che Reggio avrebbe meritato e che avrebbe avuto con due grandissimi nomi. È una decisione che mi sembra abbastanza strumentale, e lo dico nel rispetto di tutti sia chiaro. I concerti di Kanye West e Travis Scott avrebbero portato un grande prestigio a Reggio e al circondario, tutti ne avrebbero beneficiato”. Trattandosi di ordine pubblico “alzo le mani, non sono un tecnico, magari poi qualcosa succede davvero – ha continuato Macchiaverna -. Una cosa del genere non si è mai vista in Italia, questi artisti si esibiscono in tutto il mondo, altrove in Europa sono già stati osannati e applauditi. Per cui, tutto questo ci sembra assurdo”. La decisione, comunque, è stata presa. E per quanto non condivisa, “la rispettiamo e ne prendiamo atto”. Se l’organizzazione farà ricorso? “Non saprei, dovremo capire meglio”, ha concluso l’ad di C.Volo.