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Cristiano De Andrè: “Nella metà degli Anni 70 è arrivata un’ondata di eroina. Molti miei amici sono morti. Io ho avuto la fortuna di avere la passione per la musica”

Il cantautore si è raccontato al podcast “Meraviglioso – Dentro una canzone”

di Redazione FqMagazine

Cristiano De Andrè è stato ospite di “Meraviglioso – Dentro una canzone” (OnePodcast) il video podcast di Lorenzo Casadei per raccontare aspetti inediti del suo percorso artistico e anche umano, oltre che famigliare.

“Improvvisamente, nella metà degli Anni 70, è arrivata un’ondata di eroina in tutte le città d’Italia, – ha affermato – ma Genova e Verona sono state quelle più colpite. In qualche modo noi eravamo ragazzi fragili, portati alla sperimentazione del pericolo, delle cose proibite. L’eroina però non era uno scherzo e quindi nel momento in cui è arrivata molti miei amici sono purtroppo morti per quella ragione lì“.

E ancora: “Io ho avuto la fortuna di avere la passione per la musica, mi ero poi iscritto al conservatorio a studiare violino; quindi, avevo qualcosa che mi teneva fuori. Perché se tu in quel tempo non avevi una passione, non avevi qualcosa davvero dentro di te da voler esprimere, a cui aggrapparti, rischiavi tantissimo, perché l’eroina poi diventa una sorta di mamma, diventa una ragione per vivere”.

Poi sul padre Fabrizio De Andrè: “Provavo orgoglio per avere un padre che è stato uno dei più grandi poeti del Novecento. Io ero innamorato di mio padre. Però nello stesso tempo questa sua genialità, quest’onda della sua genialità, mi è venuta anche un po’ addosso. Ogni cosa che facevo, ogni cosa che scrivevo, mi sentivo dire: Sì, ma tuo padre…, sì, carina, ma tuo padre… E quindi il confronto c’è sempre stato con lui, come se la gente si aspettasse che io avessi la sua stessa genialità, si aspettava qualcosa a quel livello”.

“Arrivare al suo livello era impossibile, – ha concluso – ma è stato impossibile per quasi tutti. Però la gente non te la perdona. E questo lui me l’aveva già detto. Infatti, avrebbe voluto che facessi il veterinario e mi occupassi dell’azienda agricola in Sardegna, un po’ per proteggermi da questo confronto che ci sarebbe stato. Era un uomo molto intelligente, sensibile. Però io ero innamorato della musica, sentivo la musica nel sangue. Che dire, ho preferito soffrire un po’ di più, però fare quello che mi piaceva, piuttosto che trovarmi a passare una vita che non mi apparteneva”.

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