L’ex viceministra Camilla Fabri lascia il Venezuela con destinazione Roma dopo la rottura con l’amministrazione Rodriguez
Per più di un anno Camilla Fabri si è recata con puntualità all’aeroporto internazionale Simón Bolívar di Maiquetía (La Guaira, Distretto capitale) per accogliere centinaia di migranti espulsi dall’amministrazione Trump nell’ambito del Piano umanitario “Vuelta a la Patria” (Ritorno in Patria). E lo ha sempre fatto a testa alta, immedesimandosi nel personaggio, anche dopo l‘arresto di suo marito, l’ex ministro Alex Saab, senza immaginare che prima o poi il suo Paese d’adozione avrebbe forzato il suo ritorno in patria.
L’inedito contrappasso si è consumato giovedì notte, quando Fabri, ex modella romana, classe 1994, ha improvvisamente lasciato Caracas con tappa a Istanbul e destinazione a Roma. La notizia è stata anticipata dal giornalista Ricardo Ospina della testata colombiana BluRadio e in seguito confermata da altissime fonti a Ilfattoquotidiano.it insieme ad Armando.info. Tali fonti sostengono che la rocambolesca partenza di Fabri sia “conseguenza diretta” della cattura ed estradizione del faccendiere Saab negli Stati Uniti, avvenuta il 16 maggio, dov’è incriminato per riciclaggio, corruzione e altri reati. Ilfatto.it ha anche interpellato il legale di Fabri e la rappresentanza diplomatica venezuelana in Italia, ma nessuno di loro si sbilancia su una vicenda che crea imbarazzo a Caracas. Per l’ex modella nessuna cerimonia di congedo da parte dell’amministrazione di Delcy Rodríguez, nonostante l’impegno di Fabri su più fronti, inclusa la comunicazione internazionale in qualità di ex viceministra.
Da parte dell’amministrazione Rodríguez non c’è stato nemmeno un “grazie”, ma solo porte chiuse e ostilità nei confronti dell’intero clan. “Saab è un colombiano” ed è “implicato in reati negli Stati Uniti”, è la versione corale del governo venezuelano che scarica il suo ex ministro accusandolo di aver fornito una “carta d’identità falsa” alle autorità del Paese.
L’ex modella, che potrebbe aver viaggiato con passaporto colombiano (nazionalità di Saab), dovrebbe approdare a Miami nei prossimi giorni come parte di un accordo raggiunto tra gli Stati Uniti, ora rinnegato dall’amministrazione Rodríguez (che questa volta non sosterrà le spese processuali). Con lei ci sono anche i suoi due figli, Shadi Nain Saab (primogenito dell’ex ministro) e altre dieci persone secondo fonti citate da El País. Non è ancora chiaro se, tra i viaggiatori, fossero presenti anche la sorella Beatrice Fabri e il cognato, Lorenzo Antonelli, che con il tempo è divenuto un interlocutore di primo piano negli affari di Saab, arrivando a gestire anche un giacimento minerario nella Sierra de Perijá.
L’ex modella può tranquillamente tornare in Italia alla luce del patteggiamento – un anno e sette mesi – raggiunto alla fine dello scorso ottobre a Roma riguardo al procedimento penale in cui risultava imputata insieme a Saab, sempre per riciclaggio e corruzione, con la restituzione dell’immobile confiscato in via Condotti. Era questa la condizione posta dalla coppia, in una lunga trattativa con i Servizi, per il rilascio del cooperante Alberto Trentini, che alla fine è dipeso dall’intervento americano a Caracas.
Quanto alla causa giudiziaria di Saab in Usa: il procuratore generale aggiunto Andrew Tysen Duva spiega che l’ex ministro avrebbe usato “banche statunitensi per riciclare centinaia di dollari rubati a un programma alimentare venezuelano, destinato a milioni di poveri, e dalla vendita illegale di petrolio”. Lo schema di corruzione, in cui Fabri risulterebbe coinvolta, prevedeva l’utilizzo di società di comodo e la falsificazione di fatture e documenti. L’incriminazione di Saab apre così un altro fronte nel processo Usa contro Maduro e, prima o poi, potrebbe chiamare in causa anche altre personalità di Caracas, qualora il faccendiere decidesse di svelare tutte le trame di cui è a conoscenza. E non è la prima volta che l’imprenditore collabora con gli Usa, visti gli accordi raggiunti in passato tra colui che era il suo avvocato, Abelardo De La Espriella (candidato alle presidenziali in Colombia per l’estrema destra) e le autorità federali. Lo rivelano alcuni file desecretati dagli Usa secondo cui, per almeno “dodici mesi”, l’ex ministro avrebbe cooperato con la Dea, rivelando anche “informazioni su tangenti da lui pagate” e su alcuni “reati commessi”.