Siena, 13 minorenni denunciati per pedopornografia, apologia fascista, detenzione di armi e odio razziale
13 ragazzi minorenni denunciati dalla Polizia di Stato per i reati di detenzione illegale di armi, detenzione e diffusione di materiale pedopornografico, propaganda di idee fondate sull’odio razziale, etnico e apologia del movimento fascista e nazista. La Digos ha effettuato perquisizioni e sequestri con l’operazione “Format 18”.
Tutti i 13 minori risiedono a Siena e hanno più di 16 anni, qualcuno compirà i 18 fra poco e tra di loro c’è una ragazza. Quasi tutti sono cresciuti in famiglie del ceto medio. La Digos ha scoperto quattro chat, una attiva dal 2024, un’altra denominata ‘Partito Repubblicano Fascista”: i partecipanti esprimono con linguaggio di odio interesse per le armi, esaltazione per Mussolini ed Hitler, disprezzo per gli immigrati. Hanno condiviso numerosi video, di risse ed aggressioni soprattutto verso extracomunitari. Le immagini – tuttavia – non sono riconducibili agli indagati e nessuno di loro è rimasto coinvolto in aggressioni o episodi di violenza.
L’indagine è stata diretta dalla procura minorile di Firenze. “E’ partita dal genitore di un ragazzo, estraneo ai fatti, che ci ha informato che suo figlio era stato avvicinato da alcuni coetanei per procurargli un’arma da fuoco”, ha dichiarato Fausto Camisa, dirigente della Digos di Siena. Per gli inquirenti era reale la possibilità di reperire armi – tirapugni, pistole, balestre – anche online. L’idea, per fortuna non concretizzata, era di organizzare ronde o spedizioni punitive contro gli stranieri, come risposta a risse avvenute a Siena fra opposte fazioni di immigrati.
L’indagine è partita a luglio 2025 nei confronti di due minorenni. Nelle loro abitazioni sono stati sequestrati un fucile a doppia canna, con la possibilità di sparare, e delle cartucce calibro 9. Grazie all’analisi dei supporti informatici sequestrati ai due giovani, la Digos ha ricostruito la rete dei 13 minori, attiva per lo più sui più comuni social network. Giovanissimi e già affiliati a gruppi virtuali di estrema destra, accomunati dall’ideologia razzista e nazista. Sarebbe emersa, spiega la Digos, “la ricerca da parte loro di un accreditamento attraverso la condivisione di contenuti di stampo suprematista, nazionalsocialista, negazionista, inneggianti all’odio ed alla violenza contro gli stranieri e gli immigrati, con l’incitamento all’uso di armi (pistole, fucili, coltelli, tirapugni) e di esplosivi artigianali, nonché mediante la condivisione di numerosi filmati e foto di chiaro contenuto pedopornografico, con l’utilizzo cospicuo di stickers, ossia ritagli di piccole dimensioni, di foto o parti di video, inviati sui social network più in uso”.
All’interno di queste chat circolava propaganda riconducibile all’odio razziale, alla diffusione di idee fasciste e omofobe, che esaltavano la classificazione della popolazione umana in razze e alla superiorità della razza bianca, in termini discriminatori rispetto alle altre etnie, con propaganda di simbologie inneggianti al periodo fascista e nazista e, più in generale, apologetici di azioni violente in danno di immigrati, persone di colore, fedeli di religione islamica o afferenti all’universo Lgbtq+ Plus.