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Bartolozzi: “Sul caso Almasri non ho chiesto io lo scudo. Ho solo eseguito gli ordini, Nordio era informato di tutto”

L'ex capo gabinetto torna a parlare a quasi due mesi dalle dimissioni. La frase sui magistrati "plotoni di esecuzione"? "Nulla di cui scusarmi, un caso costruito a tavolino"
Bartolozzi: “Sul caso Almasri non ho chiesto io lo scudo. Ho solo eseguito gli ordini, Nordio era informato di tutto”
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La frase sui “plotoni di esecuzione“? “Nulla di cui scusarmi, un caso costruito a tavolino”. Il caso Almasri? “Ho solo eseguito disposizioni, Nordio era informato di tutto“. Lo “scudo” del Parlamento dall’indagine? “Non l’ho chiesto né mi giova”. In una lunga intervista al Corriere della sera, Giusi Bartolozzi torna a parlare a quasi due mesi dalle dimissioni – presentate il giorno dopo la sconfitta al referendum – dall’incarico di capo gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio. Un passo indietro imposto dalla premier Giorgia Meloni a causa dell’incredibile uscita di Bartolozzi a un dibattito tv: “Votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura, che sono plotoni di esecuzione”. L’ex “zarina” di via Arenula, a sua volta magistrato – è tornata nel suo vecchio ruolo in Corte d’Appello a Roma – rivendica quella frase e il fatto di non essersi mai scusata coi suoi colleghi: “Non c’era nulla di cui scusarmi. Era una riflessione amara sul rischio di esposizione mediatica anticipata rispetto a taluni accertamenti giudiziari, non un attacco alla magistratura alla quale sono orgogliosa di appartenere”. L’unico mea culpa è per non aver “colto il tempo, che è tutto in politica” per chiarire subito: “Confidavo in una lettura serena. Invece è stato rilanciato lo spezzone di alcuni giorni prima, subito dopo il video del presidente Meloni sul referendum. Un’operazione studiata a tavolino”, accusa.

Soprattutto, Bartolozzi sostiene che la frase sia stata “estrapolata” da un “contesto personale e doloroso“, quello del processo in corso nei suoi confronti per false informazioni ai pm sulla vicenda Almasri. L’ex capo gabinetto nega che la sua versione fosse inattendibile e mendace, come l’ha definita il Tribunale dei ministri: “Ho sempre reso dichiarazioni veritiere del contesto istituzionale e sulla base degli elementi a me disponibili in quel momento. La verità verrà fuori, non ho fretta. E tranquillizzo chi paventa la prescrizione: vi rinuncerei”. In qualche modo poi scarica sul Guardasigilli, salvato dal processo dallo scudo parlamentare, la responsabilità della scarcerazione del generale libico: “Ho solo eseguito disposizioni di una precisa linea di comando e nel rispetto della legge”. Nordio “era informato di tutto, il rapporto istituzionale è stato continuo e trasparente”, dice. Nel frattempo le Camere stanno cercando di scudare anche lei, sollevando conflitto d’attribuzione alla Consulta contro la Procura e il Tribunale dei ministri di Roma: “Non l’ho chiesto né mi giova”, dice l’ex “zarina”, aggiungendo di non poter rinunciare all’assist perché “è una prerogativa che il Parlamento ha esercitato. Non si colpisce l’ultimo
anello della catena decisionale per arrivare ai primi. Ma può dare l’idea che qualcosa di male ho fatto. Invece no”.

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