La Margherita 2.0 per ora è un “vorrei ma non posso”: dal palco della convention Delrio non lascia il Pd e frena gli entusiasmi
Ogni tanto si sente una specie di tonfo. Il pannello “Costruire comunità” messo sotto alla pedana sul palco con il microfono durante ogni intervento cade almeno una volta. Poi, a metà mattinata, gli organizzatori della convention di Demos, il braccio politico del Sant’Egidio, convocata all’Auditorium Antonianum di Roma (quello dove Mario Draghi disse di essere “un nonno al servizio delle istituzioni”) si decidono a intervenire con lo scotch. L’immagine un po’ impietosamente racconta come il percorso della Margherita 2.0 continui a essere accidentato. Nelle intenzioni degli organizzatori quello di ieri doveva essere una sorta di momento fondativo di una lista cattolica, con Romano Prodi come guest star (che alla fine interviene online e parla di Europa e di sì al nucleare), Marianna Madia, appena uscita dal Pd, a indicare la strada dell’esodo, Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli, sempre invocato come federatore, se non di oggi, di domani (che agli amici dice: “La nuova legge elettorale? Lì c’è uno che ha vinto e uno che ha perso, certo è dura”), l’europarlamentare, Marco Tarquinio per il pacifismo radicale, Paolo Ciani, segretario di Demos a dare le coordinate politiche, Gino Cecchettin per le conclusioni, volto emblematico e anche ipotetico candidato di punta.
Senza dimenticare Angelo Chiorazzo, il presidente mancato della Basilicata, che fa un po’ il padrone di casa. Assente Ernesto Maria Ruffini. Ospite d’onore, Graziano Delrio. Davanti alle ambiguità dell’ex ministro renziano, sei mesi di lavoro, a partire dalle cene con Prodi, hanno subito una battuta d’arresto. Delrio non solo ieri non ha annunciato l’uscita dal Pd, ma non ha neanche parlato di una nuova formazione politica nel suo intervento. Pare che qualche giorno fa abbia informato gli amici di Demos che preferisce non muoversi. Raccontano che a fermarlo sia stato Dario Franceschini, che gli ha fatto capire che il cattolicesimo, soprattutto quello democratico, deve restare in capo a lui, dentro al Pd, non fuori. Delrio, che già tentennava, si è bloccato. Almeno per ora.
E così ieri Demos, davanti al pienone, non può far altro che rilanciare. Ciani invoca una “politica nuova” per “dare rappresentanza a quei tanti cittadini che non si sentono rappresentati”. Un’operazione che va realizzata “un passo alla volta, oggi abbiamo iniziato insieme e non è poco”. Giuseppe Irace, dell’associazione ‘Per’, uno dei promotori dell’incontro, spiega: “Forse è necessario che nasca una forza all’interno del centrosinistra che ci rappresenti appieno”. E De Toni, il sindaco di Udine: “Il tempo per riorganizzare la famosa quarta gamba è adesso. Non ci basta un campo largo, serve un campo alto”. Delrio, però, ribadisce a chiunque che l’intenzione “non è fare una nuova Dc”. Intanto, mantiene un’interlocuzione costante con Matteo Renzi, che la forza centrista la sta mettendo in piedi, anche se la sua presenza per molti è più un limite che una risorsa. Alla fine, la fusione tra Casa Riformista e Margherita 2.0 resta una possibilità. Sempre di riuscire a entrare in Parlamento si parla. Certo, è diverso se la cosa servirà a garantire qualcuno o se a prendere i voti per allargare il campo progressista.