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Almasri, scudo anche per Bartolozzi: la Camera trascina alla Consulta i pm che accusano l’ex “zarina” di Nordio

La proposta dell'Ufficio di presidenza di Montecitorio è stata approvata a scrutinio palese con 47 voti di scarto. M5s: "Indecenza in spregio del diritto". Pd: "Svilite le istituzioni"
Almasri, scudo anche per Bartolozzi: la Camera trascina alla Consulta i pm che accusano l’ex “zarina” di Nordio
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Dopo lo scudo ai ministri e al sottosegretario, arriva quello all’ex capo di gabinetto. La Camera ha votato per sollevare conflitto di attribuzioni di fronte alla Corte costituzionale contro la Procura di Roma, che accusa Giusi Bartolozzi, ex braccio destro del ministro della Giustizia Carlo Nordio, di aver reso false informazioni al Tribunale dei ministri durante l’indagine sul caso Almasri. La proposta dell’Ufficio di presidenza di Montecitorio è stata approvata a scrutinio palese con 47 voti di scarto: la richiesta di voto segreto avanzata da Pd, Movimento 5 stelle e Alleanza Verdi e Sinistra è stata respinta. La prima udienza del processo a carico dell’ex “zarina” di Nordio è fissata per il 17 settembre, ma a questo punto il procedimento sarà quasi certamente sospeso in attesa della decisione della Consulta, che potrebbe richiedere oltre un anno. Non solo: il fascicolo dovrà essere trasferito a Perugia, sede competente a giudicare i magistrati in servizio nel Lazio, in quanto Bartolozzi a breve tornerà alle sue vecchie funzioni di giudice della Corte d’Appello di Roma.

La tesi della destra

L’ex capo di gabinetto era stata iscritta nel registro degli indagati a settembre, dopo che il Tribunale dei ministri di Roma aveva trasmesso gli atti alla Procura defininendo “inattendibile e mendace” la sua versione sul rimpatrio del torturatore libico. Nelle scorse settimane i pm hanno emesso il decreto di citazione diretta a giudizio. Già da mesi, però, alla Camera era partito l’iter per estendere anche a lei l’immunità che ha già salvato dal processo Nordio, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano (la posizione della premier Giorgia Meloni, inizialmente indagata, è stata archiviata). Secondo la tesi del centrodestra, poiché il reato contestato a Bartolozzi è “teleologicamente connesso” a quello di cui erano accusati i membri del governo, il Tribunale dei ministri avrebbe dovuto chiedere l’autorizzazione a procedere anche nei suoi confronti, invece di trasmettere gli atti alla Procura: “Una separazione artificiosa dei procedimenti rischierebbe di svuotare di contenuto le garanzie costituzionali riservate ai reati ministeriali”, ha detto in dichiarazione di voto il deputato di Forza Italia Pietro Pittalis. Una teoria che però non trova alcun riscontro nelle norme sulla materia, in base alle quali l’autorizzazione è necessaria solo per i reati commessi in concorso con i ministri e non in caso di semplice connessione.

M5s: “Indecenza in spregio del diritto”

A denunciare la forzatura in Aula tutte le opposizioni. “È l’ennesimo abuso di questa maggioranza. Non c’è una norma che consenta di sollevare il conflitto di attribuzioni con le motivazioni che ci state rifilando”, ha affondato Valentina D’Orso, capogruppo M5s in Commissione Giustizia. “È già stato vergognoso scudare i ministri, che si potevano difendere benissimo nel processo, ma è davvero indecente adoperarsi con tutta questa lena per salvare Bartolozzi in spregio del diritto. Se continuate così vi andrete nuovamente a schiantare”, pronostica. La sua collega di partito Carla Giuliano ha sottolineato invece come l’immunità sia “un istituto di carattere eccezionale non suscettibile di applicazione analogica”: estenderla a Bartolozzi, accusa, “vuol dire agire in piena violazione della normativa vigente e collocare ancora una volta questa vicenda al di fuori di ogni crisma di legalità. Non si può chiedere ai cittadini di fidarsi delle istituzioni se sono le stesse istituzioni a non rispettare le regole“.

Pd: “Svilite le istituzioni”

Per il Pd è intervenuto il capogruppo in Commissione Giustizia Federico Gianassi, che ha definito il voto “una nuova pagina dell’incresciosa saga del caso Almasri. Quest’Aula si è già umiliata stabilendo che i membri del governo avessero diritto all’immunità. Non c’è alcun bisogno di fare un altro passo verso il baratro estendendola a un ex capo di gabinetto, altrimenti assesteremmo una ferita clamorosa al principio di uguaglianza di fronte alla legge. È un governo che chiede a cittadini di rispettare le norme sui tanti e nuovi reati che ha introdotto ma che vuole immunità per i suoi ministri e i suoi collaboratori”, ha incalzato. Per la presidente dei deputati dem Chiara Braga, “la decisione della maggioranza di salvare Giusi Bartolozzi è un segnale preciso: quando si tratta di tutelare i propri, la destra sceglie ancora una volta la chiusura invece della trasparenza e della responsabilità. Quella di aver rimpatriato un torturatore accusato di crimini contro l’umanità. Un altro triste capitolo del modo in cui la destra svilisce le istituzioni favorendo logiche di potere e opacità”, accusa.

Avs: “Puntano alla prescrizione”

Anche Devis Dori di Avs, presidente della Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera, definisce il conflitto di attribuzioni “fuori dal mondo”: “Il centrodestra sa già che la Consulta lo boccerà. Siamo qui oggi perché questa maggioranza ha scelto di dare copertura politica all’ex capa del ministero della Giustizia, anche a costo di coinvolgere nelle loro faccende le più alte istituzioni. Si vuole solo guadagnare tempo e far concludere il processo in una sonora prescrizione”, afferma. Mentre Roberto Giachetti di Italia viva interpreta così le intenzioni della maggioranza: “Se c’è qualcuno che va a processo per questa vicenda, crolla giù il castello. State cercando in tutti i modi di evitare che qualcuno possa chiedervi conto di cosa avete fatto”.

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