La principessa del Galles Kate Middleton è arrivata a Reggio Emilia per il suo primo viaggio all’estero dal 2024, quando le era stato diagnosticato il cancro che l’ha tenuta lontana dagli impegni pubblici per mesi. La missione che la porta nella città emiliana è densa di significato per lei, per la Corona e per l’Italia. Una folla sconfinata di persone si è accampata cercando di guadagnare i posti migliori dai quale scorgere Kate, chiamandola, emozionata e cerando il suo sorriso. Mani alzate e cellulari spianati nella piazza principale, davanti all’entrata del comune dove il sindaco e le istituzioni l’hanno ricevuta per portarle il saluto della comunità che aspettava la “sua” Kate con ansia. Tra la folla capannelli di fan agghindati per l’occasione e bandiere britanniche che sventolano nella città del Tricolore.
Quella stessa onorificenza, il Primo Tricolore, che il sindaco oggi le conferisce per il suo impegno per l’infanzia. La fondazione che ha voluto fondare nel 2021, oggi l’ha portata in Italia con l’obiettivo di studiare una eccellenza formativa e caricandosi l’onore di risollevare le sventurate sorti di una monarchia alle prese con scandali e problemi famigliari da far dimenticare. In tailleur azzurro semplicissimo e camicia bianca, la principessa è stata salutata dai bambini delle classi di 5 anni delle scuole d’infanzia Robinson e Diana, asili storici del sistema Reggio Children. Lei ha anche trovato il tempo per abbracciare una ragazza disabile, Elizabeth Spencer, 24 anni, nata a Londra ma residente a Berlino e venuta davanti al duomo per poterla vedere da vicino. “Le ho scritto una lettera e gliel’ho consegnata oggi. È un sogno che si avvera”, ha poi raccontato la ragazza.
Dopo la parte istituzionale, è la volta delle visite alle scuole che praticano il Reggio Emilia Approach. Il classico erbazzone, la torta di riso, succhi di frutta e acqua profumata aspettano Kate in un buffet preparato per accoglierla con il gusto emiliano nel centro internazionale Loris Malaguzzi.
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Credit video Chiara Marziali
Foto di Roberta Ferrati