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Garlasco – Suicidi, il santuario della Bozzola e la gemella Cappa in bici? I super testimoni che si sono inventati tutto e andavano in tv

"Volevo far credere di sapere cose importanti", avrebbe confessato, scoppiando in lacrime durante l’interrogatorio, Marco Muschitta già ritenuto inattendibile. Senza riscontri e privi di fondamento tutti i presunti sviluppi del caso

di Redazione FqMagazine
Garlasco – Suicidi, il santuario della Bozzola e la gemella Cappa in bici? I super testimoni che si sono inventati tutto e andavano in tv

Bugie, mitomanie, invenzioni. Sono crollate tutte una dopo l’altra le suggestioni – veicolate soprattutto da trasmissioni televisive – sul delitto di Garlasco. C’è innanzitutto “super testimone” che inventò tutto. Nel 2007, Marco Muschitta, un operaio di 49 anni, aveva raccontato agli investigatori di aver visto una delle gemelle Cappa in bicicletta, agitata e con un grosso oggetto, poco dopo l’omicidio di Chiara Poggi.

Una testimonianza che, per la sua solo apparente precisione, aveva alimentato sospetti e teorie alternative sul delitto di Garlasco. Ma quella versione era completamente falsa, inventata di sana pianta. Davanti agli investigatori l’uomo ha ammesso di aver inventato tutto per impressionare colleghi e conoscenti durante le discussioni sul caso.

“Volevo far credere di sapere cose importanti”, avrebbe confessato, scoppiando in lacrime durante l’interrogatorio. La sua dichiarazione, già considerata poco credibile dai giudici fin dai primi processi, aveva comunque continuato a circolare, alimentando ricostruzioni parallele che hanno tenuto banco per anni. E soprattutto perché veicolata attraverso trasmissione televisive. Che nel caso delle Iene ha portato una condanna per diffamazione lo scorso gennaio. Muschitta aveva anche parlato di presunte pressioni ricevute da un carabiniere affinché ritrattasse, ma anche questi elementi non hanno portato a nessuna svolta concreta. Per gli inquirenti, la sua storia resta priva di fondamento.

I suicidi in Lomellina e il caso Bertani

Come riporta Il Messaggero tra le verifiche più delicate ci sono state anche quelle sui suicidi avvenuti in Lomellina negli anni successivi all’omicidio, compreso quello di Michele Bertani, amico storico di Andrea Sempio, uno dei principali indagati del caso. I carabinieri hanno sequestrato telefoni, documenti e appunti personali, ascoltando anche i familiari. Tuttavia, non è emerso alcun collegamento con l’omicidio di Chiara Poggi. Le indagini hanno evidenziato solo vicende personali segnate da tossicodipendenza e sofferenza psicologica, senza alcuna connessione con il delitto.

Il Santuario della Bozzola e le voci su festini oscuri

Anche le voci su presunti festini o ambienti oscuri legati al Santuario della Bozzola sono state approfondite. Un memoriale aveva chiamato in causa Flavius Savu, già condannato in via definitiva per estorsione ai danni dell’ex rettore del santuario. Nonostante l’attenzione degli investigatori e l’analisi dei fascicoli acquisiti dalla Procura di Pavia, anche questa pista è stata abbandonata per mancanza di riscontri.

La pista del canale di Tromello e gli oggetti trovati

Un’altra teoria che ha tenuto banco a lungo è stata quella legata alle dichiarazioni di Gianni Bruscagin (nella foto), che in televisione aveva parlato della presenza di una delle cugine Cappa vicino a un canale di Tromello con un grosso borsone. Anche in questo caso non c’era alcun elemento che potesse far pensare lontanamente che le affermazioni si avvicinassero al verso. Le ricerche comunque effettuate sotto gli occhi delle telecamere e dei giornalisti dai carabinieri e dai vigili del fuoco nel maggio 2025 hanno portato al recupero di alcuni attrezzi. Tuttavia, non sono emersi elementi decisivi. L’anatomopatologa Cristina Cattaneo non ha escluso del tutto una possibile compatibilità tra alcune lesioni sul corpo di Chiara Poggi e uno degli oggetti rinvenuti, ma gli accertamenti successivi non hanno consentito di andare oltre le ipotesi.

Le segnalazioni “inedite” e il ruolo dei media

Negli anni, la Procura di Pavia ha ricevuto decine di segnalazioni, testimonianze e dossier definiti “inediti” o “sconvolgenti”, spesso rilanciati online da blogger e appassionati del caso. Ogni elemento è stato verificato, ma nessuno ha aperto scenari investigativi concreti. Sul delitto di Garlasco, intanto, continuano a cadere tutte le ricostruzioni alternative che per anni hanno alimentato misteri e sospetti paralleli.

La condanna per diffamazione a Le Iene

A fine aprile 2025, la giudice Sara Faldini della III sezione penale di Milano ha condannato Riccardo Festinese (autore del servizio) e Alessandro De Giuseppe (conduttore) per diffamazione aggravata nei confronti di Stefania Cappa, cugina di Chiara Poggi. Il motivo? Aver insinuato, in uno speciale de Le Iene del maggio 2022, un suo possibile coinvolgimento nell’omicidio. La giudice ha sottolineato che il programma aveva offerto una rappresentazione parziale dei fatti, omettendo di chiarire che le dichiarazioni di Muschitta erano state giudicate inattendibili e prive di rilevanza probatoria già nel 2009.

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