“Se un quinto degli americani contribuisse con 45 dollari a testa, potremmo comprare Spirit Airlines“. Inizia con questa provocazione matematica, lanciata a pochi giorni dal blocco totale delle operazioni e dalla liquidazione del vettore low cost, la campagna virale “Let’s Buy Spirit“. Un tentativo di salvataggio dal basso nato sui social media che si propone di trasformare milioni di ex passeggeri in azionisti di maggioranza.
L’idea porta la firma di Hunter Peterson, doppiatore di Los Angeles (voce per brand come Google, Nike e Boeing) e creatore di contenuti a tema aviazione, noto alla sua community per aver volato ininterrottamente su Spirit per 24 ore otto mesi fa. Di fronte al collasso definitivo della compagnia — fiaccata da due bancarotte tra il 2024 e il 2025, fusioni fallite e costi operativi insostenibili — Peterson ha ipotizzato un modello di azionariato diffuso simile a quello dei Green Bay Packers, la celebre squadra di football americano di proprietà dei tifosi.
I numeri del fenomeno: 377 milioni
Dal primo video pubblicato online, l’iniziativa si è trasformata in un movimento strutturato. Il sito web dedicato ha registrato un traffico tale da andare ripetutamente in crash, raccogliendo in pochi giorni oltre 371.000 “sostenitori fondatori” verificati. Al 10 maggio, la piattaforma registra promesse di contributo per circa 377 milioni di dollari, con un obiettivo fissato a 1,75 miliardi. La quota base suggerita di 45 dollari non è casuale: rappresenta il costo medio storico di un biglietto di sola andata con Spirit. Peterson ha tuttavia chiarito un dettaglio fondamentale: “Al momento non stiamo incassando denaro“. Le cifre registrate sono pure dichiarazioni di intenti, promesse digitali senza un reale esborso immediato o vincolo contrattuale. Il creator ha ammesso che il progetto, nato quasi per gioco, sta rapidamente sfuggendo di mano, seppur “nel miglior modo possibile”.
La reazione di Wall Street: “Impresa ai limiti della realtà”
Mentre il web sogna “Spirit 2.0”, una compagnia controllata dai passeggeri dove ogni contributore detiene un voto in assemblea a prescindere dalla somma versata, il mondo della finanza frena bruscamente. NBC ha interpellato diversi analisti del settore, unanimi nell’evidenziare la natura impraticabile dell’operazione. “Un’azienda aerea è un’impresa finanziaria molto complicata“, ha spiegato Charles Elson, ex professore di finanza. “Hai finanziatori, aerei, leasing e contratti sindacali. È una bella idea, ma sarei scioccato se diventasse mai realtà. Penso sia come andare su Marte”. Agli ostacoli logistici si sommano quelli normativi. John Coffee Jr., professore alla Columbia University, ha precisato che la legge sui titoli azionari fissa limiti molto severi per il crowdfunding pubblico, con tetti di raccolta nettamente inferiori a quelli necessari per acquisire un vettore aereo. Il problema principale, inoltre, resta lo stato patrimoniale di Spirit Airlines, che ad agosto 2025 aveva accumulato un debito di circa 8,1 miliardi di dollari. “Questa non è un’offerta semplice e pulita”, ha avvertito Coffee. “Si ha a che fare con una società molto rischiosa che è essenzialmente fallita”. Le opzioni di raccolta fondi privata, d’altro canto, per legge escluderebbero i piccoli investitori comuni, vanificando la natura “popolare” dell’iniziativa.
Il futuro della campagna tra investitori e sindacati
Nonostante lo scetticismo degli addetti ai lavori, Peterson sta cercando di istituzionalizzare la proposta. Il fondatore della campagna ha dichiarato che il gruppo ha attivato un fondo legale per preparare un’offerta formale e sta dialogando con società di investimento aeronautico e investitori con patrimoni elevati (“high-net-worth individuals”) per dare solidità finanziaria al piano. Ha inoltre annunciato di aver incassato il supporto del sindacato degli assistenti di volo di Spirit Airlines. “Non c’è alcuna garanzia che tutto questo funzionerà“, ha ammesso lo stesso Peterson. “Ma ci stiamo provando con tutte le nostre forze”. Nel frattempo, la campagna continua a macinare adesioni per puro spirito di partecipazione comunitaria. Abigail Hartman, tecnico di radiologia dell’Indiana e sostenitrice del progetto, riassume così il sentimento che anima i donatori digitali: “Ho fatto la mia promessa. Perché no? Voglio solo far parte di qualcosa fin dall’inizio”.
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