In Israele manca una leader di sinistra come Shulamit Aloni. Che aveva idee molto chiare sull’occupazione
In Israele manca una leader di sinistra come Shulamit Aloni (1928-2014). Pioniera dei diritti civili, contribuì a fondare Meretz, il blocco laico e progressista che nel 1992, con un risultato elettorale storico (12 seggi), rese possibile la formazione del secondo governo Rabin. Parlamentare per 28 anni, fu ministra dell’Istruzione.
Aloni faceva parte della generazione che fondò Israele: era nel Palmach, la forza d’assalto della Haganah, durante il Mandato britannico in Palestina. Strenua oppositrice di Sharon, sosteneva che la sinistra non potesse difendere i diritti umani senza affrontare la questione palestinese. Democracy Now!, un notiziario progressista Usa, la intervistò nel 2002 in occasione del processo al leader palestinese Marwan Barghouti, tuttora in carcere dopo la condanna a cinque ergastoli.
DN: Israele ha portato a processo Barghouti, capo carismatico di Fatah in Cisgiordania, per provare che i gruppi legati al presidente Arafat sono compromessi col terrorismo. Barghouti ha dichiarato di essere un leader politico: “La pace sarà raggiunta alla fine dell’occupazione. Nessuna pace, nessuna sicurezza con l’occupazione”. I suoi avvocati sostengono che i tribunali israeliani non hanno autorità per processarlo, poiché membro del Parlamento palestinese.
Aloni: Quando gli israeliani, sotto il governo britannico, combattevano per la libertà e l’autodeterminazione, facevano lo stesso discorso di Barghouti: vogliamo la nostra libertà, finché non avremo autodeterminazione e sovranità, dovremo combattere, e alla fine la pace vincerà. Esattamente lo stesso discorso. Ma gli inglesi avevano un mandato della Società delle Nazioni e si comportavano in modo diverso. Noi invece siamo occupanti, opprimiamo i palestinesi e facciamo cose terribili, come la distruzione delle case e le punizioni collettive.
DN: Quando negli Stati Uniti si esprime dissenso verso le politiche del governo israeliano, le persone vengono accusate di antisemitismo.
Aloni: È un trucco. Lo usiamo sempre. Quando qualcuno in Europa critica Israele, si tira fuori l’Olocausto. Quando qualcuno negli Usa critica Israele, viene definito antisemita. I legami tra Israele e l’establishment ebraico americano sono molto forti. Hanno potere, denaro, media e sono persone capaci. Il loro atteggiamento è: Israele è il mio Paese, che abbia ragione o torto. Non sono disposti ad ascoltare critiche. Ed è molto facile accusare di antisemitismo chi critica le azioni del governo israeliano e richiamare l’Olocausto e la sofferenza del popolo ebraico per giustificare tutto ciò che facciamo ai palestinesi.
DN: Quanto sono potenti gruppi come l’Aipac e altre organizzazioni ebraiche statunitensi nel determinare la politica in Israele?
Aloni: Sono potenti perché sostengono la destra israeliana e perché sono fortemente appoggiate dal governo Usa. Se l’amministrazione e il Congresso non li sostenessero, non sarebbero così forti, perché non rappresentano la maggioranza degli ebrei negli Stati Uniti. Molti ebrei dicono: “Non in mio nome”. Ma non sono organizzati, non hanno denaro, non hanno potere e non sono accettati dall’establishment politico americano.
DN: Lei ha detto: “L’occupazione ci sta uccidendo tutti”.
Aloni: Sì, è così. Sta uccidendo i palestinesi ed è un disastro per gli israeliani. Prima di tutto, moralmente: quando abbiamo fondato lo Stato di Israele – e io ero tra quelli che combattevano per questo durante la guerra d’indipendenza – eravamo convinti di costruire uno Stato modello, uno Stato morale. I valori ebraici non includono discriminazione o oppressione. E invece trattiamo gli arabi israeliani come cittadini di seconda classe. I palestinesi vivono sotto oppressione. Non possono muoversi, lavorare, accedere agli ospedali o alle scuole. Hanno fame, non hanno acqua ed elettricità, mentre i coloni accanto a loro hanno piscine e prati. Abbiamo un problema reale. Ci sta uccidendo moralmente ed economicamente: in Israele c’è molta disoccupazione, povertà, scarsa istruzione. Il denaro va ai coloni, che ricevono terra gratuita e grandi finanziamenti. Finché ci sarà l’occupazione, non ci sarà pace. Finché ci sarà, continueranno a combattere. Non credo che si possano deportare milioni di persone o ridurle in schiavitù. Il diritto internazionale vieta l’annessione con la forza e la creazione di insediamenti. Il governo Usa deve capire che l’unico sostegno utile è fermare l’occupazione, fermare gli insediamenti, dire al signor Sharon di cessare i crimini contro l’umanità e contro gli individui, e smettere di togliere la cittadinanza alle persone. E molto altro.
Photo credits: Boris Carmi/Meitar Collection/National Library of Israel/The Pritzker Family National Photography Collection (dalla pagina Wikipedia in lingua inglese)