Cancellazione dei voli di metà giornata, riduzione drastica delle rotte domestiche sostituibili con l’alta velocità ferroviaria e sforbiciate ai collegamenti nei giorni di minor traffico come martedì, mercoledì e sabato. Sono queste le precise ipotesi di taglio inserite nelle bozze dei piani di emergenza che le compagnie aeree europee stanno approntando per fronteggiare una potenziale carenza di cherosene (jet fuel) negli aeroporti del continente. A innescare l’allarme è la prolungata chiusura dello Stretto di Hormuz, un blocco logistico che ha di fatto azzerato i flussi di rifornimento dal Golfo Persico, facendo contestualmente schizzare il prezzo del carburante a oltre 1.500 dollari a tonnellata (rispetto ai meno di 800 dollari registrati a fine febbraio).
A confermare e delineare i contorni della potenziale crisi è Michael O’Leary, amministratore delegato di Ryanair: “Al momento non c’è nulla di concreto, ma con lo Stretto di Hormuz ancora chiuso il problema delle forniture diventa, settimana dopo settimana, più serio per il nostro settore”, ha dichiarato al Corriere della Sera a margine di un incontro con la stampa presso il quartier generale della low cost a Dublino. Sebbene le società del comparto temano di spaventare i passeggeri in vista della stagione estiva – collocando il momento di massima emergenza nei primi giorni di giugno – le strategie di contenimento sono già in fase avanzata. “Ma ovviamente stiamo facendo degli approfondimenti, sappiamo dove si potrebbe intervenire da subito nel caso fosse necessario”, ha chiarito O’Leary al quotidiano. A fargli eco sono altri manager del settore che, sotto garanzia di anonimato, hanno confermato di aver già definito i “parametri” e di avere pronta una prima lista di rotte sacrificabili “da subito”.
Il ridimensionamento operativo seguirebbe logiche chirurgiche legate agli orari: “Innanzitutto toglieremmo i voli di metà giornata“, ha svelato O’Leary. Si tratta di una scelta tecnica precisa, poiché, come confermano altri due amministratori delegati, “sono quelli che avrebbero un impatto minore sui movimenti”. Le restrizioni mirano a salvaguardare le fasce più redditizie e richieste: “L’obiettivo è salvare soprattutto la connettività della mattina e quella del tardo pomeriggio/prima serata, con un occhio anche alla clientela business”, precisano gli addetti ai lavori.
Il calendario subirebbe modifiche altrettanto nette. La sforbiciata colpirebbe “i voli nei giorni con meno traffico, ad esempio martedì, mercoledì o sabato”. Al contrario, le partenze programmate per lunedì, venerdì e domenica rimarrebbero “intoccabili”, mentre il giovedì viene inquadrato come una giornata sacrificabile a causa della diffusione strutturale dello smart working.
Per quanto riguarda la geografia dei voli, i piani di emergenza prevedono l’assottigliamento dei collegamenti interni ai singoli Stati. Le compagnie andrebbero a tagliare le rotte domestiche “dove esiste un’alternativa, come i treni, meglio se ad alta velocità“, ha spiegato O’Leary. Questa misura scaricherebbe un’enorme pressione logistica sulla rete ferroviaria, obbligata ad accogliere centinaia di migliaia di viaggiatori in tempi brevissimi. Nel frattempo, i vettori hanno già avviato una fase di pre-emergenza. “Ora siamo nella fase del taglio delle rotte meno redditizie”, ha confermato il direttore delle operazioni di una compagnia tradizionale, indicando come prime vittime i collegamenti stagionali con scarsi tassi di riempimento, le tratte secondarie e quelle ad altissima concorrenza.
Negli scenari più critici, i vertici aziendali hanno disposto la “protezione” a tutti i costi degli hub principali, fondamentali per la sopravvivenza dei bilanci. Un’altra direttiva categorica condivisa dai ceo riguarda le zone insulari: in caso di carenza di cherosene, “verrebbero protetti i voli verso le isole”. Le frequenze giornaliere verrebbero ridotte, ma le compagnie manterrebbero la connettività di base per non isolare territori dove il trasporto via mare richiede tempi incompatibili con le necessità dei residenti. Tale riduzione delle frequenze – ad esempio passando da tre a un solo volo quotidiano – resta tuttavia una sfida tecnica complessa per le compagnie low cost, che viaggiando con riempimenti del 94-95% faticherebbero a ricollocare i passeggeri rimasti a terra.
Sulla vicenda vigilano le istituzioni comunitarie. Durante un’audizione presso la commissione Trasporti del Parlamento europeo, il commissario Ue ai Trasporti, Apostolos Tzitzikostas, ha fatto il punto della situazione logistica chiarendo che “al momento non ci sono prove di una carenza di approvvigionamento di carburante per aerei“. Il commissario ha però delineato un quadro di massima allerta: “La situazione è piuttosto critica e dobbiamo essere pronti — e lo siamo — a tutti gli scenari”. Ha infine concluso richiamando i governi al coordinamento logistico, poiché “la situazione rimane instabile e incerta e la collaborazione tra gli Stati membri è fondamentale”.