Delitto di Garlasco, era una barista la ragazza di cui era innamorato Sempio. La difesa: “Strumentale mostrificazione”
“Siamo di fronte a una strumentale mostrificazione di Andrea Sempio“. È da qui che parte lo scontro, alla vigilia di un passaggio decisivo nell’inchiesta sul delitto di Garlasco. Le parole dell’avvocato Liborio Cataliotti segnano la linea della difesa del 38enne, convocato per mercoledì 6 maggio in Procura a Pavia, dove i magistrati si preparano a chiudere le indagini sull’omicidio di Chiara Poggi per il cui omicidio, avvenuto il 13 agosto del 2007, è stato condannato in via definitiva Alberto Stasi. Una “mostrificazione”, insiste il legale, costruita attorno a elementi che – secondo la difesa- non avrebbero alcun legame con il delitto. In particolare, sotto accusa finisce l’utilizzo di vecchi messaggi pubblicati su un forum, il “Club di seduzione italiana”, dove l’utente ‘Andreas’, identificato nello stesso Sempio, allora poco più che maggiorenne, avrebbe scritto migliaia di post tra il 2009 e il 2016. “Nulla a che vedere né con l’omicidio né con la possibilità di delineare una personalità compatibile con quell’azione”, ribadisce Cataliotti.
Eppure, proprio quei contenuti rappresentano uno degli elementi su cui la Procura starebbe costruendo il quadro accusatorio. Oltre 3mila messaggi, tra riflessioni sui rapporti con le donne, fantasie e frasi choc, che – incrociati con l’analisi di un criminal profiler – avrebbero portato i pm a ipotizzare, accanto all’aggravante della crudeltà, anche quella dei motivi abietti. L’ipotesi investigativa è che il delitto possa essere maturato dopo il rifiuto di un approccio sessuale. Sempio ha ribadito più volte che non frequentava e non conosceva Chiara Poggi, allora 26enne.
La difesa, però, smonta la ricostruzione dei pm e chiarisce un punto centrale: la ragazza al centro di quella che viene descritta come un’ossessione non sarebbe Chiara Poggi, ma una barista conosciuta anni prima. “Nessuna ossessione, ma una semplice cotta giovanile“, è la versione dei legali, che non escludono di chiamare la donna a testimoniare in un eventuale processo. Intanto resta fissato l’appuntamento in Procura. “Ci saremo, poi valuteremo se rispondere o meno”, ha spiegato l’avvocata Angela Taccia, che assiste Sempio insieme a Cataliotti. Una scelta che sarà influenzata anche dal clima attorno all’indagine, ritenuto dalla difesa già segnato da un pregiudizio.
Dna e impronta 33
Sul piano degli elementi investigativi, il quadro è articolato e ancora controverso. Tra gli indizi al vaglio c’è un Dna solo compatibile con la linea maschile della famiglia Sempio trovato sulle unghie della vittima: secondo la perita Denise Albani non è possibile stabilire se derivi da un contatto diretto o indiretto. E non è possibile attribuire una identificazione certa, quindi un dato che non potrà mai diventare prova in un eventuale processo. Lle tracce biologiche sulle unghie non potranno avere nessun valore probatorio perché, come spiegato più volte dalla perita nominata dalla gip, non c’è “nessuna certezza d’identificazione” anche se c’è “una forte compatibilità con famiglia Sempio”.
L’allora 18enne frequentava la villetta di via Pascoli, usava anche il computer di Chiara Poggi, quindi la traccia sulle unghie potrebbe essere da contatto. Al momento quindi resta da chiarire, secondo la difesa dell’indagato, quali siano gli indizi in mano agli inquirenti. Dall’incidente probatorio non è emersa una presenza di Sempio nella villetta, le uniche tracce di Dna rilevate per esempio sui resti della colazione sono di Stasi e Chiara Poggi.
C’è poi la cosiddetta impronta 33, rilevata sul muro della scala dove la giovane fu colpita: per gli inquirenti sarebbe dell’aggressore, mentre i consulenti della difesa escludono che appartenga a Sempio. Non si tratta infatti di un reperto emerso solo oggi o trascurato all’epoca: al contrario, fu oggetto di analisi approfondite già durante le indagini iniziali e nei successivi passaggi giudiziari. I carabinieri del RIS ne avevano attestato l’“inservibilità e infruttuosità”, una valutazione poi recepita nelle sentenze che hanno portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi a 16 anni di reclusione. Questo significa che la traccia è stata ignorata, ma esaminata e ritenuta priva di valore probatorio sufficiente.
Quell’impronta era ed è parziale perché mancano le “creste”, la parte superiore ed era stata sottoposta a un doppio test per rilevare la presenza di sangue: il primo dà esito incerto (combur test) quello più specifico (Obti test che rileva sangue umano) restituisce un “esito negativo”. Quindi anche se fosse stata attribuita Sempio all’epoca, avrebbe avuto un significato relativo alla presenza del giovane in quella casa che frequentava in quanto amico di Marco Poggi, utilizzando anche il computer della vittima. Anche sul piano strettamente scientifico, permangono criticità che rendono complesso attribuire all’impronta un ruolo centrale. Le indiscrezioni parlano di 8-9 punti di contatto con la mano di Andrea Sempio, ma la traccia risulta parziale e priva di alcune caratteristiche fondamentali, come le creste papillari complete nella parte superiore. Questo limite incide sulla qualità dell’attribuzione, rendendo meno solida qualsiasi conclusione definitiva. Per Cassazione i punti devono essere almeno 15
L’arma, lo scontrino le telefonate
L’arma con cui fu massacrata la vittima, non è mai stata trovata. Né i pm di Pavia hanno stabilito cosa fosse con il nuovo capo di imputazione. Sono spariti dai radar gli attrezzi trovati in un canale poco meno di un anno fa in un canale. Non più emerso se avessero quegli attrezzi un qualche collegamento.
Altro nodo cruciale è quello dell’alibi. Il 13 agosto 2007, giorno dell’omicidio, Sempio ha dimostrato di trovarsi a Vigevano grazie a uno scontrino di parcheggio delle 10.18, conservato per mesi e consegnato agli investigatori solo successivamente. Perché lo scontrino sembra importante? Secondo i magistrati del primo procedimento, Chiara Poggi è stata uccisa tra le 9.12 e le 9.35. Sempio, stando al suo racconto e quello della famiglia, era arrivato a Vigevano da Garlasco dopo avere atteso il ritorno della madre, che era a fare la spesa, ed era a casa con il padre. Una volta tornata, ha preso l’auto per andare in libreria – poi risultata chiusa – a Vigevano. Poi è andato a pranzo dalla nonna, poi esce di nuovo col padre e alle 15 nota l’ambulanza in Via Pascoli. Una versione confermata da entrambi i genitori.
Questa versione viene messa in dubbio da chi indaga che ha spostato in avanti l’ora del delitto. Perché nelle nuove indagini era emerso un altro personaggio. Si tratta di A. B., un vigile del fuoco in pensione di 66 anni, il cui nome proposto a Daniela Ferrari, la madre dell’indagato, il giorno che aveva rifiutato di rispondere, aveva provocato una specie di di crisi di panico. Cosa c’entra questo pompiere con la signora? Il pompiere avrebbe dichiarato che si scambiavano messaggi e che si vedevano. I detective dell’Arma hanno quindi coltivato l’ipotesi che a Vigevano fosse andata la donna e che avesse ritirato lo scontrino, poi conservato per un anno. Bigliettino che il figlio, un anno dopo il delitto (4 ottobre 2008), interrogato disse di avere per mostrare che, nelle ore in cui la sorella del suo migliore amico moriva sotto i colpi dell’assassino, lui erano lontano da Garlasco. Anche Sempio ebbe un malore: quel giorno un’ambulanza intervenne per un calo di pressione. Malore che non era stato verbalizzato all’epoca.
Il cellulare della donna, però quel giorno, non aggancia la cella di Vigevano. Dagli atti delle indagini e dei processi precedenti però emerge che le celle del telefono della madre di Sempio, agganciano le celle di Garlasco e Gambolò, mai quella di Vigevano. I tabulati del 2007 – anni in cui si mandavano sms e il telefono 3G serviva per parlare – sono limitati a pochi eventi, come appunto sms, conversazioni effettuate o ricevute, ed eventualmente chiamate senza risposta.
I tabulati
I tabulati di Sempio non erano stati acquisiti nella prima indagine sul delitto. Poi, approfondimenti nelle indagini difensive dei legali di Alberto Stasi, che hanno dato impulso alle nuove inchieste (due archiviate nel 2017 e nel 2020), hanno riguardato anche il traffico telefonico del giovane quella mattina: una chiamata dal cellulare di Sempio a Capra alle 9.58, di un secondo e verosimilmente senza risposta, un sms da Capra a Sempio alle 11.10, una chiamata da casa Sempio al cellulare del ragazzo di 40 secondi alle 11.25. Poi, ancora un sms da Sempio a Freddi alle 11.59, un altro da Freddi a Sempio alle 12.12, una telefonata di 33 secondi da Sempio a Capra alle 12.17 e un sms di Sempio a Freddi un minuto dopo.
L’utenza di Sempio – stando agli inquirenti – agganciò sempre la cella di Garlasco, anche se il gestore telefonico riferì che quella di Vigevano, dove il giovane disse di essere andato (è il caso dello scontrino del parcheggio), poteva comunque sovrapporsi a quella di Garlasco. Alle 11.25, stando alla rilettura degli accertamenti, Sempio era sicuramente fuori casa, perché ricevette una chiamata dalla sua abitazione sul cellulare. L’analisi sui tabulati di Capra e Freddi dimostrerebbe, poi, che entrambi, non indagati nell’inchiesta, da poco prima delle 10 non erano più a Garlasco (il primo almeno fino alle 12.12 e il secondo fino alle 11.10), mentre hanno riferito di essere stati sempre in paese. Altro aspetto al vaglio.
La perizia del giudice che assolse Stasi
Secondo una valutazione probabilistica fatta dai periti nominati dall’allora gup di Vigevano Stefano Vitelli – che assolse Stasi – sulla base delle telefonate arrivate all’utenza della famiglia Poggi negli sei mesi precedenti “telefonate anonime provenivano dall’utenza fissa di casa Stasi, dotata all’epoca della funzione di “numero riservato”. Stasi – si legge nelle motivazioni del verdetto di assoluzione – “aveva dichiarato di avere provato durante la mattinata a chiamare la propria fidanzata (al suo telefono cellulare e al fisso dell’abitazione dei Poggi) anche con il telefono dell’abitazione di famiglia. Telefonate che non avendo ricevuto risposta non avevano generato fatturazione e non risultavano riportate nei tabulati”.
L’accertamento del collegio peritale era stato, dunque, impostato su un’analisi probabilistica basata “sull’occorrenza di utenze anonime che avevano contatto o che erano state contattate da Poggi Chiara nell’arco temporale dei sei mesi precedenti all’omicidio: il criterio di estrazione” era “risultato la selezione delle chiamate in ingresso e delle chiamate in uscita rispetto all’utenza della ragazza nel lasso temporale suddetto”.
Erano state “estratte 40 utenze rispetto alle quali la funzionalità di disabilitazione permanente della visualizzazione del numero chiamante” era “risultata presente solo per l’utenza fissa relativa all’abitazione di Stasi Alberto e per l’utenza fissa relativa ad un’agenzia di viaggi la cui sede milanese” era “risultata tuttavia (da accertamenti richiesti dal collegio peritale) non operativa il giorno 13 agosto 2007 causa chiusura estiva. Dunque, sulla base di queste valutazioni ed esperiti questi accertamenti il collegio peritale concludeva per l’alta probabilità che l’utenza anonima dalla quale provenivano le chiamate senza risposta ricevute dal cellulare di Chiara Poggi la mattina del 13 agosto 2007 fosse proprio l’utenza fissa relativa all’abitazione di Stasi Alberto. Tale grado di alta probabilità diventa ragionevole certezza se questi dati vengono combinati con i risultati a cui è giunto il collegio peritale in merito all’attività compiuta da Alberto Stasi quella mattina sul proprio personal computer”.