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Madre e figlie avvelenate con la ricina, la Scientifica ritorna nella casa di Pietracatella. Sentito a lungo Gianni Di Vita

Su disposizione della Procura di Larino, guidata dalla procuratrice Elvira Antonelli, saranno prelevati tutti i dispositivi elettronici appartenuti alle due vittime: telefoni cellulari, computer, tablet e chiavette USB
Madre e figlie avvelenate con la ricina, la Scientifica ritorna nella casa di Pietracatella. Sentito a lungo Gianni Di Vita
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A oltre quattro mesi dalla morte per avvelenamento di Sara Di Vita e di sua madre Antonella Di Ielsi, gli esperti della Scientifica, provenienti da Roma, sono nuovamente entrati nell’abitazione di Pietracatella (Campobasso), dove la famiglia nei giorni precedenti a Natale aveva cenato con alcuni familiari. Tra le ultime ipotesi da verificare anche che l’avvelenamento sia avvenuto dopo Natate e precisamente il 26 dicembre. Si tratta del primo accesso approfondito dopo il sequestro dell’immobile disposto a fine dicembre. Da allora, nessuno aveva più varcato quella soglia, fatta eccezione per un breve rientro autorizzato nel mese di marzo, quando Gianni Di Vita e la figlia Alice, sopravvissuti alla vicenda, avevano potuto recuperare alcuni effetti personali sotto stretta sorveglianza delle forze dell’ordine.

Questa volta, però, l’intervento degli specialisti ha una finalità investigativa ben precisa. Su disposizione della Procura di Larino, guidata dalla procuratrice Elvira Antonelli, saranno prelevati tutti i dispositivi elettronici appartenuti alle due vittime: telefoni cellulari, computer, tablet e chiavette USB. L’obiettivo è acquisire elementi utili a ricostruire le ultime attività, i contatti e le eventuali comunicazioni che possano chiarire le circostanze del duplice omicidio. Le operazioni si svolgono seguendo protocolli rigorosi: ogni fase è stata videoripresa e il personale si è mosso con modalità tali da non alterare lo stato dei luoghi, ancora sottoposti a sequestro. Dopo la rimozione temporanea dei sigilli, i dispositivi verranno repertati e successivamente l’abitazione sarà nuovamente chiusa e sigillata.

Le parti coinvolte nel procedimento parallelo per omicidio colposo – cinque medici iscritti nel registro degli indagati e cinque familiari delle vittime in qualità di persone offese – sono state informate dell’attività istruttoria e potranno presenziare con un proprio rappresentante, purché dotato di adeguati dispositivi di protezione per evitare contaminazioni della scena. Una volta raccolti, i reperti digitali saranno trasferiti al laboratorio della Procura di Campobasso, dove verranno sottoposti ad analisi forense. Come già avvenuto per lo smartphone sequestrato ad Alice Di Vita nelle scorse settimane, gli investigatori procederanno all’estrazione dei dati: chat, messaggi, cronologie e qualsiasi informazione utile a delineare il contesto in cui si è consumata la tragedia.

Parallelamente, non si arresta il lavoro della Squadra Mobile, coordinata da Marco Graziano. Anche durante il recente fine settimana festivo sono proseguite le audizioni di persone informate sui fatti. In particolare, è emerso che due giorni fa, in gran riserbo, è stato nuovamente ascoltato Gianni Di Vita. L’ex sindaco, considerato parte offesa nel procedimento per duplice omicidio premeditato, ha sostenuto un lungo interrogatorio – durato tra le quattro e le cinque ore – negli uffici della questura. Secondo fonti investigative, Di Vita avrebbe risposto in modo dettagliato alle domande degli inquirenti, come già fatto nelle fasi iniziali dell’indagine e in un successivo confronto avvenuto ad aprile. Nei prossimi giorni non si escludono nuovi ascolti anche tra gli altri familiari, mentre gli investigatori continuano a lavorare per fare luce su una vicenda ancora avvolta da numerosi interrogativi. L’analisi dei dispositivi elettronici potrebbe rappresentare un passaggio decisivo per comprendere cosa sia accaduto all’interno di quella casa e individuare eventuali responsabilità.

Il caso della ricina, sostanza altamente tossica e difficilmente reperibile, resta uno dei più complessi e inquietanti degli ultimi anni. E proprio dall’incrocio tra prove scientifiche e testimonianze potrebbe emergere la chiave per risolvere un mistero che, finora, non ha ancora trovato risposte definitive. Sono stati necessari diversi set di esami per far emergere l’esposizione acuta da ricina da parte delle due vittime.

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