In Colombia la prima conferenza per la Transizione energetica, Elisa Sermarini: “La nostra Internazionale della Terra contro la miopia politica”
“Per decenni i negoziati globali sul clima si sono concentrati sui sintomi della crisi invece che sulle cause, cioè la proliferazione incontrollata dell’estrazione di petrolio, gas e carbone. Questo ha generato una poli-crisi devastante: instabilità economica, imperialismo energetico, ma anche diseguaglianze, povertà, migrazioni forzate. Incendi interconnessi, causati dalla stessa scintilla, il modello economico e sociale basato sui fossili, che oggi sono responsabili dell’86% delle emissioni di CO2 e di un decesso su cinque nel mondo”. Elisa Sermarini è la presidente di GEA, associazione che nasce per promuovere e diffondere – anche attraverso una prestigiosa, e gratuita, scuola di formazione e il festival “Relazioni Inseparabili” – la cultura e le pratiche legate alla giustizia ecologica, in collaborazione con movimenti, realtà sociali, centri di ricerca, agenzie e intellettuali impegnati in una visione integrale dell’ecologia. Sermarini sarà in Colombia, dal prossimo 24 aprile, alla Prima Conferenza sulla Transizione lontano dai combustibili fossili. “Ci saranno cinquanta governi pronti a passare da impegni graduali ad azioni concrete”, spiega, “grazie anche al superamento di una serie di impasse istituzionali come quella, ad esempio, che alle COP consente di bocciare una proposta approvata a maggioranza a causa del voto contrario di un solo stato”.
Come nasce la Conferenza di Santa Marta?
Alla COP30 di Belem, quando i movimenti continuavano a chiedere impegni più concreti rispetto a quello che usciva dai meeting ufficiali. Dopo il fallimento di quella COP, il governo colombiano e quello olandese hanno lanciato la prima Conferenza internazionale per l’eliminazione dei combustibili fossili. La questione, infatti, non è tecnica ma politica. Dobbiamo allontanarci rapidamente dall’era dei fossili, perché per superare la crisi culturale e concreta in cui siamo serve una riconversione ecologica delle attività produttive e della filiera energetica, ben diversa da quella messa in pratica dalla Ue. Una riconversione pubblicamente pianificata, fondata sulla giustizia ambientale, decentrata, partecipata dalle comunità e finanziata da chi inquina.
Come avete stabilito gli obiettivi della Conferenza?
Questa Conferenza mette al centro l’esperienza di 2.600 soggetti sociali, tra cui movimenti, ong, mondo accademico, popoli indigeni, contadini, comitati per l’ambiente, sindacati, parlamentari, giovani e donne, ma anche il settore privato. Ci siamo trovati all’interno dei gruppi di lavoro internazionali con un obiettivo chiaro, costruire azioni concrete per uscire rapidamente in maniera giusta ed equa dall’economia dei fossili. Un lavoro iniziato a febbraio, sulla base di tre assi tematici: superare la dipendenza economica dai combustibili fossili, trasformare la domanda e l’offerta, promuovere la cooperazione internazionale e la diplomazia climatica. Alla fine dei lavori abbiamo realizzato un documento comune all’interno del quale viene condiviso il contesto globale, le barriere e le soluzioni comuni, trovando delle quadre e tabelle di marcia per realizzarle. Un dialogo innovativo, orizzontale e in divenire che sta già praticando una democrazia della terra, che metta insieme globale e locale.
L’Italia che ruolo gioca?
Come GEA abbiamo deciso di rilanciare questa campagna in Italia, perché non aveva ricevuto riscontri. Lunedì scorso siamo stati in Senato a presentare gli obiettivi, il percorso e il lavoro fatto in Italia in avvicinamento alla conferenza di Santa Marta. Tra i soggetti ci sono la Rete Numeri Pari, Lav Italia, Stop ReArm Europe Italia, Comitato Piazza Carlo Giuliani, Movimento No Tav, Unione Inquilini, Peacelink, Salviamo la Costituzione ma anche partiti come Sinistra italiana ed Europa Verde.
Ci sarà poi una seconda Conferenza?
Sì, il governo colombiano l’ha già annunciata. E nei gruppi di lavoro sta emergendo con forza l’importanza di costruire un’Internazionale della Terra fatta di soggetti diversi per consentire all’umanità di agire sul livello globale per influenzare il processo in divenire e rimettere insieme quello che il tecno-capitalismo cerca di staccare, ovvero l’essere umano dall’ecosistema terra. Ma noi siamo la Terra, per questo possiamo essere la soluzione alla sua crisi.