Dl Sicurezza, Meloni insiste sul “premio” per i rimpatri: “Resterà, è una norma di buonsenso. Correzioni in decreto ad hoc”
“Non c’è nessun pasticcio”. Giorgia Meloni tira dritto sul nuovo decreto Sicurezza e definisce “una norma di assoluto buonsenso” l’ormai famoso articolo 30-bis, che prevede un premio economico agli avvocati – 615 euro – se ottengono il rimpatrio volontario dei migranti loro assistiti. La premier conferma l’intenzione del governo di intervenire con un decreto correttivo per superare l’opposizione di Sergio Mattarella, che, in un colloquio con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, ha minacciato di non firmare il provvedimento proprio a causa di quella modifica, introdotta al Senato in sede di conversione. “Stiamo raccogliendo alcuni rilievi tecnici del Quirinale e degli avvocati. Trasformeremo quei rilievi in un provvedimento ad hoc perché non c’erano margini di tempo sulla conversione del decreto per correggere la norma, ma la norma rimane”, assicura parlando coi giornalisti al Salone del Mobile di Milano. La strada di un emendamento, ipotizzata nelle scorse ore, è stata infatti abbandonata per questioni di tempo: il decreto dev’essere convertito anche dalla Camera entro sabato, pena la decadenza dei suoi effetti. Così è stata messa a punto una soluzione inedita: il dl Sicurezza sarà approvato senza modifiche, ma subito il Consiglio dei ministri varerà un nuovo decreto-legge per “aggiustare” l’articolo 30-bis in modo da renderlo accettabile per il Colle. “È una soluzione estremamente condivisa tra i vari livelli istituzionali. Il sottosegretario Mantovano l’ha prospettata al Colle e si è raggiunto un accordo”, dice ai cronisti in Transatlantico la sottosegretaria ai Rapporti col Parlamento Matilde Siracusano (Forza Italia).
Nel merito, Meloni difende la norma parlando di una presunta disparità di trattamento tra avvocati: “Francamente mi stupisce quello che ho sentito dire dalle opposizioni in questi giorni. Non mi è esattamente chiara la ragione per la quale, noi che riconosciamo il gratuito patrocinio all’avvocato che assiste il migrante che fa ricorso contro un decreto di espulsione, non dobbiamo invece riconoscere il lavoro di quel professionista che assiste un migrante quando volontariamente sceglie di essere rimpatriato. A me non è chiaro”. In realtà, però, il paragone non sta in piedi: il gratuito patrocinio, cioè il pagamento delle spese legali da parte dello Stato, è previsto solo per i procedimenti giudiziari (come, appunto, un ricorso), mentre il rimpatrio volontario è un procedimento amministrativo. La premier elogia proprio questo strumento, “che l’Europa ci chiede di intensificare, che continuiamo a portare avanti e che stiamo lavorando per rafforzare. Almeno su questo mi pareva che fossimo d’accordo. Ora scopro che non siamo d’accordo più neanche sul rimpatrio volontario assistito, ma noi andiamo comunque avanti”.
A Montecitorio intanto continua la discussione sul decreto, tra le proteste indignate dei deputati di opposizione che hanno occupato i banchi del governo. Dopo il passaggio-lampo di ieri nelle Commissioni riunite Affari costituzionali e Giustizia, il testo è arrivato in Aula senza il mandato al relatore: sono state respinte le richieste di ritorno in commissione e le pregiudiziali di costituzionalità presentate dal centrosinistra. Nel pomeriggio il governo porrà la questione di fiducia, con il voto finale previsto mercoledì. Dopo la discussione generale – interrotta in anticipo su richiesta della maggioranza – in Aula è intervenuto in replica il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi: il governo “attribuisce una chiara priorità politica a questo provvedimento” e “andrà avanti con convinzione, perché siamo convinti di essere sulla strada giusta. Abbiamo preso atto di alcune sensibilità espresse su un punto specifico e ci predisponiamo a una sua correzione”, ha detto, rivolgendo all’Aula un invito “chiaro e deciso” a convertire in legge il provvedimento. Piantedosi parla per pochi minuti e non entra nel merito delle modalità con cui il governo “correggerà” il testo, ma usa il suo intervento per elogiare il meccanismo dei rimpatri volontari, che, dice, “assolvono anche a una funzione etica” e sono “previsti nel nostro ordinamento da oltre dieci anni in attuazione di norme europee e nazionali”, in “alternativa ai rimpatri forzosi dopo un previo trattenimento nei Cpr”.
La linea della maggioranza, comunque, è quella di rivendicare la norma sul “premio” per i rimpatri, contenuta d’altra parte in un emendamento firmato da tutti i partiti. “Sinceramente non vedo lo scandalo, anzi mi sembra una cosa giusta per i tanti avvocati che oggi lavorano senza essere retribuiti su questo fronte”, dice a 24 Mattino, su Radio 24, il meloniano Alberto Balboni, presidente della Commissione Affari costituzionali del Senato. “A meno che non si voglia sostenere, e qui mi viene il dubbio, che se tu aiuti una persona che vuole rimpatriare a essere rimpatriata fai una cosa ingiusta. Ma questo probabilmente è un retropensiero di chi pensa che di immigrati più ne arrivano meglio è”, accusa. “Siccome nessuno nasce imparato, se ci dimostrano che la norma ha dei punti deboli, li correggeremo. L’importante è comprendere l’obiettivo che aveva questa norma che era garantire che un’attività importante di un avvocato non rimanesse priva di una retribuzione, quantomeno minima, quasi simbolica”.