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Calenda difende i sabotaggi contro l’Ue: “Nord Stream? Gli ucraini hanno fatto bene a distruggerlo”

Il leader di Azione difende l'attacco alle infrastrutture, perseguito dalla magistratura tedesca, e - tra l'altro - fa un clamoroso errore di grammatica
Calenda difende i sabotaggi contro l’Ue: “Nord Stream? Gli ucraini hanno fatto bene a distruggerlo”
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Attacchi ibridi e atti di sabotaggio contro un Paese dell’Unione Europea? Malissimo se a compierli è la Russia, via libera se a portarli avanti è l’Ucraina. Si può sintetizzare così il pensiero di Carlo Calenda, che domenica mattina ha fatto sfoggio del suo pensiero in una serie di post su X. Ed è arrivato a giustificare, anzi a glorificare, la distruzione del gasdotto Nord Stream che – secondo la magistratura tedesca – è stata opera di un gruppo di cittadini ucraini, almeno uno dei quali è un veterano dell’SBU, il servizio di intelligence di Kiev. Un’azione gravissima per la quale il commando rischia fino a 15 anni di carcere in Germania con l’accusa, tra le altre, di sabotaggio anticostituzionale.

Ma cos’ha dunque detto il leader liberale? Tutto è nato da un suo post sull’ex Twitter che sembra prendere ispirazione dalle ultime aperture a un ritorno dell’acquisto del gas russo che hanno coinvolto sia l’ad di Eni, Claudio Descalzi, che il numero uno di Confindustria, Emanuele Orsini: “I russi hanno compiuto 4.000 attacchi cyber e centinaia di attacchi di attacchi ibridi contro i paesi dell’UE, prendendo dati finanziari, anagrafici e mettendo nel mirino infrastrutture critiche – ha scritto Calenda – La Russia di Putin è un nostro nemico. Finanziare un nemico è un’idiozia e un comportamento da traditori e vigliacchi. Il gas russo non va comprato né ora ne in futuro. Piuttosto siamo in tragico ritardo nello sviluppo del nucleare, che il Governo ha promesso e su cui non sta facendo nulla”.

A quel punto, un account fa il controcanto: “Gli ucraini hanno distrutto in (il, ndr) Nordstream”. E l’ex ministro dello Sviluppo Economico non ci vede più: “Ho cercato di distruggere politicamente il raddoppio del Nord Stream per tutta la mia vita politica. Avrebbe determinato un’indebito vantaggio (sic!, ndr) per le industrie tedesche e aumentato la dipendenza dalla Russia”. E fin qui, le considerazioni che attengono le sue legittime battaglie “politiche”, per l’appunto. E tacciamo sulla svista grammaticale dell’ex ministro con l’uso, certamente indebito, dell’apostrofo. Poi però, arriva l’affondo: “Quindi hanno fatto bene”. Del resto, già in passato, lo stesso Calenda sull’argomento aveva detto: “Ringrazio Dio”. Praticamente la stessa posizione del premier polacco Donald Tusk.

Insomma, ben vengano atti di sabotaggio contro Paesi alleati, purché siano commessi dallo Stato invaso con un’azione quantomeno al limite del “Principio di distinzione” secondo la Convenzione di Ginevra. Su chi abbia distrutto i due gasdotti sottomarini nel mar Baltico, del resto, ci sono ormai pochi dubbi. Nord Stream 1 e Nord Stream 2, mai entrato in funzione, sono stati danneggiati da diverse esplosioni nel settembre 2022, alcuni mesi dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Nessuno ha mai rivendicato l’azione, che ha provocato – tra l’altro – la fuoriuscita di quantità enormi di metano nel mare. Entrambe le infrastrutture, di proprietà di un consorzio che ha come socio di maggioranza Gazprom, servivano per portare il gas russo in Germania e, da lì, nel resto d’Europa.

Nelle settimane precedenti al sabotaggio, la Russia aveva minacciato di chiudere i rubinetti, poi era arrivato il grande botto che, in un primo momento, diversi analisti avevano imputato proprio a Mosca. Nel giro di due anni, però, la magistratura tedesca ha offerto una ricostruzione diametralmente opposta: per gli investigatori, i sabotatori ucraini utilizzarono l’imbarcazione Andromeda portando un carico di esplosivi con punto di partenza Rostock, sul Baltico, per poi entrare in azione il 26 settembre 2022 danneggiando il Nord Stream, che era stato inaugurato nel 2011, e l’impianto Nord Stream 2, che non era ancora entrato in funzione.

Negli scorsi mesi sono stati arrestati Serhii Kuznetsov, veterano dello SBU catturato mentre era in vacanza a Rimini, e Volodymyr Zhuravlov, fermato in Polonia. L’Italia ha concesso l’estradizione di Kuznetsov, mentre il governo di Varsavia si è opposto alla richiesta della Germania. Sono stati identificati anche gli altri cinque componenti del commando, uno dei quali sarebbe morto nei combattimenti al fronte contro i russi nel 2024. I legami del gruppo con alte sfere degli apparati militari e governativi di Kiev sono emersi in diverse circostanze, compresa un’indagine della Cia e degli 007 olandesi: a loro avviso, nell’operazione sarebbe stato coinvolto anche il generale delle forze armate ucraine Valery Zaluzhny. Dell’azione, secondo indiscrezioni e ricostruzioni giornalistiche, era a conoscenza ma contrario il presidente Volodymyr Zelensky. Poco male, il gruppo – a distanza di anni – può comunque contare sull’appoggio di Carlo Calenda.

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