Trump può pagare caro lo scontro col Papa: pioggia di condanne dai cattolici MAGA. Ma a Washington e Vaticano conviene ricomporre
“Debole sul crimine”. “Terribile in politica estera”. “Troppo liberal”. Sono i giudizi che Donald Trump ha dato di Papa Leone XIV. E non si è accontentato. Dopo un botta e risposta col Pontefice che gli è valso lo sdegno di gran parte dell’opinione pubblica internazionale, ha ribadito: “Qualcuno può per favore dire a Papa Leone che l’Iran ha ucciso almeno 42.000 manifestanti innocenti e completamente disarmati negli ultimi due mesi e che per l’Iran possedere una bomba nucleare è assolutamente inaccettabile? Grazie per l’attenzione. L’AMERICA È TORNATA!”. Mentre portava avanti questa sua battaglia ha anche ripostato su Truth Social l’ormai famosa immagine di se stesso nelle vesti di Gesù Cristo, in cui lo si vede imporre le mani toccate dalla scintilla dello Spirito Santo su un malato, circondato da gente in preghiera, infermiere, popolo Maga, soldati, angeli che si stagliano su un orizzonte di luce divina. Di fronte allo sdegno generale, il presidente ha cancellato il post, sostenendo che la polemica era stata innescata dalle solite “fake news” e che l’immagine non lo rappresentava come Cristo, piuttosto nelle vesti “di un medico”. A parte l’esegesi figurativa, ciò che qui importa è che Trump sia stato costretto a cancellare l’immagine. Lo sdegno che il suo post ha suscitato, soprattutto nel mondo cristiano e cattolico, pare alludere a un nuovo passo falso del presidente americano. Il momento non potrebbe essere peggiore. Tra guerra in Iran ed economia in affanno, Trump sta vivendo il momento più difficile della sua carriera politica.
Dichiarazioni “del tutto inappropriate e irrispettose”, secondo Robert Barron, teologo conservatore del Minnesota. “RIMUOVA QUESTA IMMAGINE, SIGNOR PRESIDENTE. Lei non è Dio. Nessuno di noi lo è. Questo va troppo oltre. Supera il limite”, ha scritto David Brody, altro sostenitore di Trump, commentatore del Christian Broadcasting Network. È una cosa “disgustosa e inaccettabile”, ha affermato Isabel Brown, che scrive per il conservatore Daily Wire. Steve Deace, volto del media di destra BlazeTV, ha postato sotto l’immagine di Trump taumaturgo un secco: “No”. È dunque generale, nel mondo cattolico e cristiano, lo sconcerto, lo stupore, l’indignazione di fronte al Trump/Cristo e critico del papa. Alcuni tra gli uomini di fede più vicini alla Casa Bianca hanno timidamente ricordato quanto il presidente ha fatto in materia di religione. “Esiste un profondo apprezzamento per Trump e per le sue politiche basate sulla fede, che trascende qualsiasi disaccordo per un post sui social media”, ha affermato Ralph Reed, membro del comitato consultivo della Casa Bianca in materia di fede. A prevalere comunque nel mondo cattolico e cristiano, a parte qualche isolata eccezione, è stata la condanna.
È stato del resto proprio quel mondo cattolico e cristiano a suggerire l’idea di una “santità”, di una predestinazione divina di Trump. Dopo il tentato assassinio in Pennsylvania nel luglio 2024, diversi pastori hanno parlato del presidente come del “predestinato”, dell’“unto del Signore”, di un “nuovo Mosé”. Ed è stata la pastora evangelica Paul White, che guida l’ufficio per la fede del presidente, a sottolineare più volte il parallelo tra Cristo e Trump. Entrambi perseguitati. Entrambi accusati ingiustamente. Entrambi traditi. Verrebbe quindi da pensare che il presidente, che ha costruito tutta la sua avventura politica su un sogno di restaurazione nutrito di millenarismo religioso, alla fine ci ha creduto e si è per davvero rappresentato come Cristo.
Non è ovviamente la prima volta che un presidente degli Stati Uniti si trova in disaccordo con un Papa. Giovanni Paolo II si scontrò con Bill Clinton sull’aborto e con George W. Bush sulle staminali. Papa Francesco polemizzò con Trump sulla questione del muro con il Messico. È la prima volta però che un presidente Usa si lascia andare a toni così irrispettosi e utilizza immagini che per un cattolico rasentano la blasfemia. Portando così avanti lo scontro, Trump ha probabilmente sottovalutato una cosa. L’influenza di Leone XIV sui cattolici americani. Leone non è infatti Bergoglio, un pontefice percepito come esponente di una teologia progressista invisa a larghi settori del cattolicesimo americano, che in questi anni si è spostato su posizioni sempre più conservatrici – il 62% dei cattolici bianchi nel 2024 ha votato per Trump. Da subito, Leone ha mandato al cattolicesimo conservatore segnali chiari. Ha scelto di risiedere negli alloggi papali del Palazzo Apostolico e ha rinnovato la pratica di portare la croce il Venerdì Santo. Si è astenuto da aperture su omosessuali e divorziati. Non ha preso posizioni particolarmente esibite sui migranti e non si è scagliato contro la Messa in latino.
Leone è anche il primo americano a salire sulla cattedra di San Pietro e la cosa conta per la Chiesa americana – anche per quei settori conservatori che sono magari lontani dal Papa sulle questioni teologiche ma che comunque non dimenticano che un esponente della loro Chiesa guida oggi il cattolicesimo globale. La profonda conoscenza di Leone della politica e della cultura americana gli ha poi permesso di rinsaldare i legami con il clero Usa, messi a dura prova durante il pontificato di Francesco. Infine, Leone non è Francesco soprattutto da un punto di vista caratteriale. Pur condividendo molte delle sue posizioni dottrinali, ha un approccio più prudente, una retorica meno irruenta.
Scagliandosi contro Leone, Trump non ha probabilmente considerato questi aspetti. Bisogna comunque ricordare due cose importanti. Anzitutto, non è al momento possibile valutare quanto lo scontro in corso possa costare a Trump. Il presidente ha attaccato platealmente il Pontefice, ma è anche colui che ha dato ai cattolici – e ai cristiani – la cancellazione dell’aborto su base federale, che ha nominato alla Corte Suprema giudici cattolici (Brett Kavenaugh e Amy Coney Barrett) e che a scuole e istituzioni cattoliche ha offerto esenzioni e benefici. Se lo scontro con Leone può dunque risultare spiacevole per molti cattolici, questi stessi cattolici hanno nel passato ottenuto molto da Trump. C’è poi un secondo elemento. A Roma non hanno alcun interesse a rompere con l’amministrazione Usa. Di mezzo ci sono appunto questioni legate alle esenzioni fiscali. Di mezzo ci sono temi come il matrimonio e le questioni di genere. Di mezzo ci sono i rapporti tra Roma e la chiesa Usa, che Leone ha riportato su binari collaborativi e che non vuole rischiare di rovinare. A Roma non vogliono inasprire lo scontro, bensì ribadire le proprie posizioni sulla guerra, cosa che Leone ha fatto.
È dunque probabile che lo scontro sia destinato ad attenuarsi. Nessuna delle parti ha interesse ad alzare i toni. Detto questo, ci sono sicuramente segnali preoccupanti per l’amministrazione. Lo scontro con la Chiesa di Roma avviene infatti mentre è in corso un conflitto in Medio Oriente di cui non si intravede la conclusione, con gli americani colpiti da inflazione e aumento del costo della vita e sondaggi che evidenziano la scarsissima popolarità di questa amministrazione. Aggiungere a ciò uno scontro con il Vaticano non appare scelta saggia. C’è poi la questione del midterm. Molti candidati repubblicani a Camera e Senato si giocano l’elezione, o la rielezione, sul filo di pochi voti. Un’erosione anche minima del consenso cattolico potrebbe avere effetti funesti sulle chance di molti di loro. Dello scontro con Roma, in fondo, l’amministrazione e i repubblicani non avevano bisogno. Come ha spiegato Joshua Mercer, co-fondatore di Catholic Vote, un gruppo conservatore che ha fatto campagna per Trump nel 2024: “Non si possono fare errori così banali. Per rendere l’America di nuovo grande, si deve piuttosto permettere alle famiglie di crescere e prosperare”. Donald Trump ha deciso altrimenti e ha aperto lo scontro con la Chiesa. Nel passato il suo fiuto politico ha avuto ragione. Questa volta, l’esito appare più incerto.